Il Parco Nazionale del Gargano, uno dei più estesi e importanti dell’Italia meridionale, è da trent’anni senza regole. Nessun regolamento, nessun piano, neppure una visione economica e sociale pluriennale. Un’anomalia che si trascina dal 1995, anno della sua istituzione, e che oggi torna prepotentemente all’attenzione grazie a una denuncia del WWF Foggia.
Una gestione senza controllo
Nato formalmente nel 1995 su un’area di oltre 121 mila ettari e con 18 comuni coinvolti, il Parco del Gargano continua a operare in deroga al modello di governance stabilito dalla legge quadro sulle aree naturali protette (Legge 394/1991). L’ente è rimasto privo del suo consiglio direttivo per anni, un vuoto che avrebbe dovuto essere colmato dal Ministero dell’ambiente con nuove nomine. Invece, non solo ciò non è avvenuto, ma il Parco è stato di fatto gestito come un feudo personale, con una conduzione che il WWF definisce “più simile a una monarchia che a un ente pubblico”.
Un caso che non è isolato: a dicembre 2024 ben 10 parchi nazionali italiani risultavano senza consiglio direttivo. Ma la vicenda del Gargano si distingue per la sua durata e per la continuità gestionale affidata sempre allo stesso nome.
Il lungo regno di Pasquale Pazienza
Dal 7 agosto 2019 a oggi, Pasquale Pazienza è rimasto saldamente al comando del Parco. Prima come presidente, poi – dopo la scadenza del mandato il 6 agosto 2024 – attraverso la prorogatio fino al 20 settembre, e infine come commissario straordinario nominato dal Ministero. Una figura che, secondo il WWF, avrebbe dovuto lasciare spazio a un rinnovato organo di gestione, invece è stata riconfermata più volte: prima fino al 31 dicembre 2024, poi con ulteriori proroghe, l’ultima delle quali è fissata fino al 30 giugno 2025.
Una continuità che solleva interrogativi non solo sulla trasparenza amministrativa ma anche sull’efficacia della gestione, che non ha saputo dotare il Parco degli strumenti fondamentali per la tutela e lo sviluppo dell’area.
Il nodo del direttore
Anche la funzione di direttore è stata oggetto di contese e criticità. A settembre 2020, Pazienza, già privo del consiglio direttivo, non confermò la direttrice in carica, nonostante fosse stata nominata appena cinque mesi prima. La motivazione? Il mancato superamento del periodo di prova, una decisione che è poi risultata infondata a seguito di un lungo iter giudiziario. Un episodio che ha avuto pesanti ricadute sull’ordinaria amministrazione dell’Ente.
Trenta anni di ritardi
Ma l’elemento più grave è la perdurante assenza degli strumenti di pianificazione: il regolamento del Parco, il piano di gestione ambientale e il piano pluriennale economico e sociale non sono mai stati approvati. Tre strumenti previsti per legge entro due anni dall’istituzione del Parco. Dopo trent’anni, sono ancora sulla carta.
La legge prevede anche che, in caso di inadempienza, il Ministero possa intervenire con poteri sostitutivi. Una misura mai attivata, nonostante i decenni di immobilismo. Né l’Ente né la Comunità del Parco – composta dai rappresentanti degli enti locali – hanno prodotto risultati concreti.
Le domande (senza risposta) al Ministero
Con la scadenza dell’attuale commissariamento fissata per giugno, il WWF Foggia lancia una serie di domande al Ministero dell’Ambiente: verrà finalmente nominato un consiglio direttivo? Si opterà per un presidente competente, con esperienza nella gestione delle aree protette? Si stabiliranno tempi certi per approvare regolamento e piani, ricorrendo – se necessario – ai poteri sostitutivi?
E, se si dovesse ancora una volta scegliere la via del commissariamento, verrà almeno indicata una figura diversa da chi ha già avuto responsabilità nella gestione pregressa?
Domande che, ad oggi, restano senza risposta. Ma che pesano come macigni su un Parco che dovrebbe essere il cuore verde del Gargano, e che invece continua a navigare senza bussola.













