Arriva al vaglio del giudice per l’udienza preliminare Michela Valente la seconda inchiesta a carico degli avvocati Michele e Alessandro Mongelli, già sotto processo per decine di falsi documentali in relazione a risarcimenti assicurativi legati a presunti incidenti stradali. Ora per i due legali si aggiungono le accuse di falsa testimonianza e corruzione in atti giudiziari, nell’ambito di un nuovo filone investigativo che ha portato la procura a ipotizzare un vero e proprio sistema fraudolento.
Testimoni a pagamento nei processi civili
Stando all’ipotesi accusatoria, i fratelli Mongelli avrebbero versato cento euro ad alcuni testimoni per indurli a mentire in aula sulla dinamica di finti sinistri stradali. Le dichiarazioni, fornite davanti al giudice di pace nei processi civili intentati per ottenere risarcimenti, servivano ad avvalorare richieste economiche nei confronti delle compagnie assicurative. Da queste operazioni, secondo la procura, sarebbero derivate 17 riscossioni per un totale di oltre 41mila euro, ottenute tra il 2021 e il 2023, sulla base di 7 sentenze e 10 accordi stragiudiziali.
Falsi documenti e procure speciali
Il sistema, ricostruito dagli inquirenti, si fondava su un impianto ben collaudato: Michele Tricarico, Elisa Rita Russo e Antonio Stanchi – già coimputati nell’inchiesta madre – si sarebbero recati, spesso con identità fittizie e documenti falsificati, nello studio di un notaio foggiano per ottenere procure speciali che consentissero ai Mongelli di incassare i risarcimenti su conti correnti intestati agli stessi avvocati. Le procure venivano rilasciate sulla base di patenti e carte d’identità contraffatte, che riportavano i dati anagrafici della persona da risarcire ma la foto dei tre complici.
Secondo quanto riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, Tricarico avrebbe utilizzato sei diverse identità, Russo nove e Stanchi due. A gennaio 2023 è stato lo stesso notaio a rivolgersi alla polizia, dopo aver ricevuto via mail un documento sospetto da parte dell’avvocato Alessandro Mongelli: la foto sulla patente non corrispondeva alla persona reale da risarcire.
La nuova accusa: 25 capi di imputazione e sei imputati
Nel nuovo fascicolo d’indagine, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio per sei persone: Michele e Alessandro Mongelli, Michele Tricarico, Elisa Rita Russo, Antonio Stanchi e Romeo Gaudiano. Complessivamente si contestano 25 capi di imputazione, tra cui 16 false testimonianze, 8 corruzioni in atti giudiziari e 1 falsità materiale legata a una patente taroccata.
I fratelli Mongelli sono ritenuti responsabili di tutte le false testimonianze e corruzioni contestate. Russo è imputata per 5 false testimonianze e 3 corruzioni, Tricarico per 5 false testimonianze e 4 corruzioni, mentre Stanchi risponde di 6 false deposizioni e 1 corruzione. Più marginale, ma comunque rilevante, la posizione di Romeo Gaudiano, accusato di aver creato una patente falsa in concorso con Alessandro Mongelli e Tricarico.
L’inchiesta madre e il giudizio abbreviato
Tutti e sei gli imputati sono già coinvolti nella prima inchiesta, sfociata nell’arresto dei quattro uomini il 26 ottobre 2023. Da tempo non più in carcere, attendono ora gli sviluppi del giudizio. Per i fratelli Mongelli è stato richiesto il giudizio abbreviato, con requisitoria e arringhe fissate per l’estate. Tricarico, Russo e Stanchi hanno invece chiesto di patteggiare pene intorno ai due anni, con sospensione condizionale.
Le sei compagnie assicurative che avevano liquidato i risarcimenti sono state individuate dalla procura come parti offese nei procedimenti civili, che secondo l’accusa poggiavano su una fitta rete di menzogne orchestrate in aula. Il giudice Michela Valente deciderà entro un mese sull’eventuale rinvio a giudizio degli imputati.










