Nel corso del processo “Codice Interno”, il noto boss barese Savino Parisi, soprannominato “Savinuccio”, ha respinto con fermezza le accuse di affiliazione alla ‘ndrangheta calabrese e di aver orchestrato attività criminali dal carcere. In una dichiarazione rilasciata in videoconferenza dal carcere di Terni e riportata dalla Gazzetta del Mezzogiorno, Parisi ha definito tali accuse come “chiacchiere dei giornali di Bari” e “millanterie dei pentiti della criminalità barese”.
Parisi è attualmente imputato come promotore e organizzatore di un’associazione per delinquere dedita al traffico di droga e alle estorsioni. La Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Bari ha richiesto per lui una condanna a vent’anni di reclusione. Durante l’udienza, il boss ha dichiarato: “Io non sono un mafioso”.
Secondo i pubblici ministeri Fabio Buquicchio e Marco D’Agostino, Parisi avrebbe continuato a esercitare il controllo sulle attività illecite anche durante la detenzione, inviando messaggi all’esterno tramite i familiari. Parisi ha negato tali affermazioni, sostenendo che le sue comunicazioni riguardavano esclusivamente questioni familiari. Ha inoltre sottolineato di non avere alcun coinvolgimento negli eventi criminosi avvenuti nel quartiere Japigia.
Un elemento chiave dell’accusa riguarda una conversazione intercettata tra Parisi e suo fratello Giuseppe, in cui quest’ultimo utilizzava un linguaggio che gli inquirenti interpretano come mafioso. Parisi ha spiegato che il suo intento era mettere in guardia i familiari da individui che utilizzavano il suo nome per scopi personali, negando di aver impartito ordini o direttive criminali.
Nel corso dell’udienza, Parisi ha anche discusso dei suoi rapporti con la famiglia Stramaglia, noti esponenti della criminalità nel quartiere Carbonara. Ha descritto una relazione di lunga data, poi interrotta a seguito di incomprensioni emerse dopo il suo arresto nel 2009 durante l’operazione “Domino”. Nel 2023, tuttavia, vi è stato un riavvicinamento, con entrambe le parti desiderose di superare le divergenze passate.
Parisi ha inoltre criticato aspramente i collaboratori di giustizia, in particolare Domenico Milella, ex braccio destro di Eugenio Palermiti, che ha fornito dettagli sui rapporti interni ai clan di Japigia. Nonostante Milella abbia espresso parole positive nei confronti di Parisi, quest’ultimo ha ricordato che Milella in passato aveva pianificato di ucciderlo, mettendo in dubbio la sincerità delle sue dichiarazioni.
Il processo “Codice Interno” rappresenta un capitolo significativo nella lotta alla criminalità organizzata a Bari, con le autorità determinate a smantellare le reti mafiose che operano nella regione.








