Si chiude con una richiesta di archiviazione l’indagine sull’infermiere 57enne dell’Hospice di Torremaggiore, sospettato di aver somministrato dosi letali di Midazolam a 16 pazienti tra il novembre 2022 e il febbraio 2023. Il pm Antonella Giampietruzzi ha chiesto al gip di archiviare il caso, ritenendo infondate le accuse di omicidio volontario plurimo, poiché gli elementi raccolti non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna.
L’inchiesta, avviata nel febbraio 2023 a seguito di una segnalazione dell’Asl Foggia su una serie di decessi sospetti, aveva portato all’iscrizione nel registro degli indagati del professionista, che sin dall’inizio si è dichiarato innocente attraverso il proprio legale, avvocato Luigi Marinelli.
Il nodo del Midazolam: nessuna prova di dosi letali
Uno dei punti chiave dell’accusa era l’utilizzo anomalo del Midazolam, farmaco sedativo somministrato solo dietro prescrizione medica. L’autopsia su 15 delle 16 salme esumate – il sedicesimo paziente era stato cremato – ha confermato la presenza del farmaco, ma senza indicare quantità compatibili con un’intenzionale somministrazione letale. Il pm Giampietruzzi ha sottolineato che non è stato possibile accertare il momento esatto della somministrazione né lo stato clinico dei pazienti al momento della morte, rendendo impossibile stabilire un nesso causale tra il farmaco e il decesso. Le consulenze mediche hanno inoltre evidenziato cause alternative di morte legate alle gravi patologie dei pazienti.
Sospetti e anomalie, ma nessuna prova schiacciante
L’inchiesta era partita da un allarme interno all’Hospice di Torremaggiore, dove alcuni infermieri avevano segnalato strane coincidenze tra i decessi e i turni di lavoro del collega. Tra le anomalie riscontrate: un tasso di mortalità anomalo: tra il 14 novembre 2022 e il 16 febbraio 2023, 17 decessi su 26 si erano verificati durante i turni dell’infermiere indagato; il ritrovamento di 16 fiale di Midazolam in un ago-box, quando il farmaco era stato prescritto per un solo paziente con una somministrazione di sole due fiale; comportamenti ritenuti insoliti dai colleghi, come presentarsi in servizio con largo anticipo o scuotere la custodia dell’ago-box in maniera sospetta. Tuttavia, come evidenziato dal pm, nessuna di queste circostanze ha trovato un riscontro oggettivo tale da supportare l’accusa di omicidio volontario.
Familiari dei pazienti deceduti potranno opporsi
La richiesta di archiviazione non chiude definitivamente il caso. I familiari delle vittime potranno presentare opposizione, chiedendo ulteriori approfondimenti. In assenza di nuovi elementi, però, l’infermiere non sarà rinviato a giudizio. L’inchiesta ha evidenziato criticità nella gestione dei farmaci e delle procedure interne, ma senza elementi sufficienti per sostenere in tribunale l’accusa di omicidio volontario plurimo.












