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Home - Tributi, 56 dipendenti con il fiato sospeso. “Senza stipendio da 4 mesi continuiamo a lavorare”

Tributi, 56 dipendenti con il fiato sospeso. “Senza stipendio da 4 mesi continuiamo a lavorare”

Di redazione
14 Giugno 2016
in Lettere
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lespresso tributi aipa

Spett.le redazione,

?vi scrivo in nome e per conto dei dipendenti della Mazal di Foggia.? È noto ai più il dramma che io e i miei colleghi stiamo vivendo in questi ultimi mesi. ?I dipendenti della filiale di Foggia sono da diversi mesi costretti a lavorare senza alcuna retribuzione, le vicende che hanno investito la società Aipa e Mazal negli ultimi mesi a livello nazionale, hanno prodotto un vero e proprio cataclisma nelle vite dei lavoratori.
Sono circa 4 le mensilità ancora insolute, ed allo stato attuale non v’è alcun minimo segnale da parte dell’attuale commissario Pietro Fabbri, teso a discutere e programmare un piano di rientro per gli stipendi non pagati, né tantomeno volto a discutere una prospettiva futura che ad oggi sembra sempre più nera.
È obbligatorio sottolineare che l’organizzazione sindacale che rappresenta i lavoratori in questa vertenza (UILTuCS), ha indetto uno stato di agitazione, a far data dal 10 giugno 2016, che nel nostro settore prevede un iniziale tentativo di conciliazione e procedura di raffreddamento, per il tramite del Prefetto, che si auspica, entro dieci giorni convocherà le parti, al fine di “raggiungere un accordo” che porti ai lavoratori un po’ di serenità che al momento manca da parecchio tempo.
Sul punto, la vicenda è abbastanza complessa, il MISE pare debba nominare l’amministratore della amministrazione straordinaria, cui sia Aipa che Mazal hanno congiuntamente fatto richiesta.? Questa nomina tarda ad arrivare, impedendo a noi lavoratori, di fatto, di avere un valido interlocutore ?( l’attuale commissario nominato dal tribunale, Fabbri, non si assume le responsabilità legate ai dipendenti), ?sia per ciò che attiene al pagamento degli arretrati che per l’immediato futuro.
Nel caso in cui attraverso questa procedura di raffreddamento, non si riesca ad addivenire ad un accordo,? verrà proclamato lo sciopero.?? E su questo ultimo punto che avrei piacere a precisare alcune cose.? Aldilà delle tante sciocchezze lette ed ascoltate su di noi negli ultimi tempi, ci tengo a precisare da lavoratore e da rappresentante sindacale, che, i 56 dipendenti della Mazal di Foggia, hanno garantito e continuano a garantire il servizio in un settore fondamentale e centrale per un Comune.? Lavorare nel settore dei tributi è un impegno che richiede professionalità e competenza, elementi che i dipendenti non hanno mai fatto venir meno, anche in assenza di una giusta retribuzione da più di quattro mesi.?? In ultimo mi preme sottolineare che, è incivile e gretto, sminuire il problema di questi lavoratori addebitando le colpe alla politica di cui questi lavoratori i più dicono essere figli. I 56 dipendenti, aldilà delle loro ideologie politiche, sono dei lavoratori, uomini e donne con famiglie, con figli, con sofferenze alle spalle su cui c’è davvero ben poco da speculare. ?Trovo vergognoso che si speculi sulla situazione di questi lavoratori. Auspico che qualcuno abbia la bontà d’animo di comprendere che millantare risoluzioni di contratto, internalizzazioni o nuove gare nel settore, senza tenere in considerazione questi 56 lavoratori, è un grave segno di inciviltà.? Il lavoratore è tale poichè dispone una prestazione in cambio di una remunerazione, il lavoratore presta la propria professionalità a prescindere dalla destra o dalla sinistra, e prima di considerarli come degli oggetti,? andrebbero considerati come uomini e donne. ??Concludo riaffermando che lo stato di agitazione non è affatto ritirato.? I dipendenti sono in agitazione, e in assenza di prospettive concrete di risoluzione, proclameranno lo sciopero. ??Non siamo affatto fiduciosi, ma un piccolo barlume di speranza che qualcuno possa prendere davvero a cuore le nostre sorti lo abbiamo ancora.
Noi non molliamo, continueremo a garantire il servizio alla città, ai contribuenti, perchè la nostra etica ce lo impone, e perchè non è giusto che a pagare sia la città, ma è alla stessa che ci rivolgiamo affinchè possa comprendere che eventuali azioni dimostrative che possano in un immediato futuro produrre dei disservizi, non sono atte a recare un danno, ma a rivendicare un diritto.

Con stima

   ?Alessandro Ferrante

rsa UILTuCS

Tags: AipaAlessandro FerranteFoggiaMazaltributi
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