A breve sarà in libreria il nuovo romanzo dello scrittore e giornalista foggiano Davide Grittani. A lungo nellaredazione della Gazzetta del Mezzogiorno, Grittani – oggi editorialista del Corriere del Mezzogiorno – si è sempre distinto come fedele interprete delle cosiddette “chronicle novel”: recupero e rimodulazione letteraria di vicende di cronaca dimenticate o perlopiù passate inosservate. Esperimento che è alla base anche del suo ultimo romanzo Il gregge (Alter Ego Edizioni; Pagg. 224; Prezzo di copertina 18,00 euro; dal 15 Febbraio in libreria e nei bookstore on line), breve epopea di una grottesca campagna elettorale scritta ricorrendo agli strumenti della satira e del teatro dell’assurdo. “Era l’unico modo – spiega Grittani a l’Immediato – per trasformare in materia letteraria la mediocrità della politica contemporanea, l’unico strumento con cui analizzare antropologicamente e rimodulare artisticamente l’incapacità di interpretare il nostro tempo da parte di chi, invece, si è candidato a farlo”.
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Tra i personaggi di questo romanzo, destinato a far discutere proprio per i suoi contenuti, c’è anche un Michele Ametrano che in molti – perlomeno quelli che l’hanno letto in anteprima – individuano come l’alias del governatore pugliese Michele Emiliano. “In questo romanzo ci sono molti personaggi che rievocano qualcuno e qualcosa, nel senso che prendono proprio spunto da episodi e circostanze realmente accadute e che ho ritenuto molto significative per raccontare l’interruzione del dialogo tra la comunità e la politica – aggiunge l’autore –. Nella fattispecie di Ametrano, tengo innanzi tutto a dire che si tratta di un omaggio letterario a Michele Amitrano del bellissimo Io non ho paura. Il personaggio che racconto nel mio libro, al contrario del bambino eroe protagonista del grande romanzo di Niccolò Ammaniti, ha invece paura di tutto: paura di perdere consenso, paura di scontentare qualcuno, paura fobica di essere intercettato telefonicamente, paura di non piacere alla gente. Incarna l’esatto opposto del coraggio, interpreta quella codineria intellettuale che la mediocrità della classe politica contemporanea ritiene un requisito addirittura indispensabile per poter governare. Tornando al governatore Emiliano, non mi sottraggo certo alla curiosità. Personalmente credo che sia stato tra i peggiori governatori degli ultimi trent’anni e che abbia definitivamente sdoganato la figura dell’anfibio politico-magistrato, di chi riesce a farla franca su tutto pur essendo, direttamente o indirettamente, coinvolto in tutto”.
Personalmente credo che sia stato tra i peggiori governatori degli ultimi trent’anni
Quella raccontata da Grittani non è solo un’apocalisse politica dentro un collasso etico e morale, ma la rinuncia alle prerogative intellettuali di ogni individuo e all’esercizio del democratico dissenso. “La campagna elettorale è ovviamente un pretesto per spiegare quello che avviene nel modello di società raccontata nel romanzo – completa Grittani presentando il suo romanzo –, ma il riferimento è al fallimento della morale e dell’etica come valori fondanti di ogni individuo. Il romanzo si interroga, sempre in chiave satirica anche se molto puntuale, su cos’è il consenso e su cosa sta avvenendo in una comunità che non obietta, che non dissente e che non reagisce più a niente. Mi si chiede spesso se, quello che è successo a Foggia con l’ex sindaco Franco Landella, fosse in qualche modo prevedibile? Bastava guardare le facce di chi c’era nel suo comitato elettorale, per capire come sarebbe andata a finire. Oppure bastava sentirlo parlare, per capire il destino di molti sindaci (e delle città che amministrano) basta sentirli parlare… La democrazia è strumento di emancipazione sociale e culturale diassoluto valore etico, quella che è venuta meno non è la democrazia ma i suoi sacri contenuti. Il gregge non è un romanzo politico, ma una storia sulla mediocrità e sulla ferocia elevate a modello estetico. Un’apocalisse, per l’appunto”.













