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Home - Secondo licenziamento per il sacrista del santuario di San Pio, giudici ‘bocciano’ ancora i frati: “Va reintegrato”

Secondo licenziamento per il sacrista del santuario di San Pio, giudici ‘bocciano’ ancora i frati: “Va reintegrato”

Antonio La Porta era stato licenziato la prima volta il 20 giugno 2023. Per i religiosi aveva causato un "grave nocumento all’intera Chiesa Cattolica"

Di Michele Iula
10 Gennaio 2024
in Cronaca, Gargano
La Porta e Papa Francesco

La Porta e Papa Francesco

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“Ha provocato un eccezionale scandalo nell’intera comunità ecclesiale nazionale”. C’era anche questo tra le ragioni che hanno indotto i frati di San Giovanni Rotondo a licenziare nuovamente – dopo aver perso in tribunale il primo ricorso – il sacrista Antonio La Porta. La sua è diventata presto una odissea alle pendici della montagna sacra. Tutto è partito dall’impegno sindacale dello storico dipendente del Santuario di San Pio per il riconoscimento dell’aumento salariale (circa 300 euro in più al mese) per le funzioni svolte nelle chiese italiane, ma il principio nobile è stato preso a pretesto per una “battaglia” contro le rivendicazioni di un sagrestano “infedele”. I giudici, già nel primo caso, diedero ragione a La Porta, spiegando nella sentenza la fondatezza dell’atteggiamento “ritorsivo” degli attori principali della vicenda, il ministro ministro provinciale dei Frati Cappuccini di Foggia, padre Francesco Dileo e il rettore del Santuario di San Giovanni Rotondo e responsabile legale della provincia monastica, padre Aldo Broccato.

“Grave nocumento all’intera Chiesa Cattolica”

I frati di San Pio non hanno mai accettato la prima sentenza, comunicando al sagrestano di non volerlo reintegrare, per via dell’intenzione di adire nuovamente ai giudici per un ricorso. Non solo non rispettano quanto stabilito dalla sentenza, ma trovano un’altra via per licenziarlo nuovamente. La contestazione disciplinare, datata 29 settembre 2023, prende le mosse da una lettera del giorno precedente, con la quale la Fiudacs (Federazione tra le Unioni Diocesane Addetti al Culto/Sacristi aveva comminato ad Antonio La Porta, nella sua qualità di residente dell’Unione Diocesana Sacristi di Manfredonia, Vieste e San Giovanni Rotondo, l’espulsione dalla predetta Federazione e la decadenza dalla relativa carica, essenzialmente per tre motivi: il mancato pagamento della quota per l’anno 2023; l’atteggiamento “conflittuale e accusatorio sempre dimostrato da La Porta nei confronti della Fiudacs”; infine, per il contenuto di due mail, nelle quali padre Francesco Moscone dichiarava di di essere stato “raggirato al fine di far nascere un’Unione Diocesana Sacristi nella sua Diocesi, la quale fin da subito aveva dimostrato di avere interessi unicamente di materia sindacale non in linea con lo Statuto della stessa Unione e acon quello di FIUDAC/S” e pertanto dichiarava la sua intenzione di annullare il riconoscimento dell’Unione”.

“Sono stato espulso dall’associazione dei lavoratori il giorno della sentenza – racconta La Porta -, perché non avrei pagato la quota annuale. La stessa associazione, però, dopo essersi resa conto che quel pagamento era stato fatto, mi ha restituito la somma con bonifico… poi sono stato licenziato nuovamente per giusta causa”. Questi fatti, per la Fondazione, sono alla base del “grave nocumento all’intera Chiesa Cattolica”. In una nota del 5 ottobre 2023, infatti, ritenendo che le giustificazioni offerte dal lavoratore costituissero “la prova provata della sua incapacità di cogliere la gravità dei suoi comportamenti”, che avevano destato “eccezionale scandalo nell’intera comunità ecclesiale nazionale coinvolgendo anche i probiviri della CEI, oltre che l’Arcivescovo di Manfredonia-S. Giovanni Rotondo e Vieste, la FASI, la FIUDAC/S e l’ENBIFF”, i frati intimavano a La Porta il licenziamento per giusta causa, “stante l’irrimediabile risoluzione del vincolo fiduciario”.

“Secondo licenziamento preordinato”

Il giudice della sezione lavoro del Tribunale di Foggia, Ivano Caputo, nella sentenza dell’8 gennaio scorso, ha messo in evidenza la correlazione tra i due licenziamenti, evidenziando “l’esiguo lasso di tempo trascorso dalla stipula del nuovo accordo economico (11 maggio 2023), ma anche – e soprattutto – in virtù dell’ordinanza di reintegra pronunciata in data 27 settembre 2023, alla cui elusione il secondo licenziamento appare sostanzialmente preordinato, e ciò proprio in virtù della stretta concatenazione (logica e temporale) fra gli eventi”.

Dalla ricostruzione delle vicende, che questa volta tirano in ballo anche la diocesi Manfredonia-San Giovanni-Vieste, con il presunto “raggiro” denunciato da padre Franco Moscone, l’organo giudicante desume “la completa inconsistenza dei motivi formalmente addotti quale giusta causa di licenziamento”: “Non v’è chi non veda come l’unica ragione effettiva del recesso risieda – secondo una valutazione globale fondata sull’id quod plerumque accidit – nel perdurante intento di rappresaglia manifestato dalla Fondazione nei confronti del lavoratore già in occasione del pregresso licenziamento per giustificato motivo oggettivo, poi dichiarato nullo”, è riportato in sentenza. Pertanto, il Tribunale di Foggia ha accolto le richieste di La Porta, difeso dagli avvocati Ottavio Pannone, Marco Pannone e Matilde Pannone, condannando la Fondazione datrice di lavoro, difesa dall’avvocato Vincenzo De Michele, “alla reintegrazione del ricorrente nel proprio posto di lavoro ed al pagamento in suo favore di un’indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto, maturata dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione, in misura comunque non inferiore a cinque mensilità, dedotto l’eventuale aliunde perceptum, oltre che al pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali”.

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Tags: Antonio La PortafratiSan Giovanni RotondoSan Pio
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