È proseguito oggi il processo ai cinque ragazzi foggiani, tutti tra 21 e 24 anni, accusati a vario titolo di atti persecutori aggravati dal cyber-bullismo, truffa e diffamazione. La vicenda è relativa alla morte di Marco Ferrazzano (in foto), un giovane con fragilità, trovato senza vita a gennaio 2021 lungo i binari del Foggia-Bari, forse indotto al suicidio da un gruppo di aguzzini.
Ferrazzano sarebbe stato deriso, umiliato, bullizzato e infine filmato dai bulli che poi avrebbero diffuso sui social i video della vergogna.
Nell’udienza di oggi, infatti, sono stati sentiti come testi i creatori della pagina social “Comiche Foggiane” che, per mesi, avrebbero pubblicato immagini mortificanti ed offensive di persone con disagio tra cui il giovane Ferrazzano.
I due, incalzati dal pm, dalle parti civili e dalla difesa, si sarebbero contraddetti trincerandosi dietro molti “non so” e “non ricordo”. Una testimonianza ritenuta da alcuni legali forse poco genuina e lineare. Al vaglio processuale anche le conversazioni che i creatori della pagina si sarebbero scambiati in un determinato periodo.
Sentito inoltre il consulente tecnico della procura che ha estrapolato i video sia dalla pagina social che dai vari cellulari. Tutti gli elaborati peritali sono stati acquisiti.
A gennaio 2024 sarà la volta di tre testimoni oculari dei presunti atti di bullismo e delle vessazioni che Marco e altri amici avrebbero subito dagli imputati.
Tra i giovani alla sbarra spiccano i nomi di Antonio Bernardo, 24enne detto “U’ stagnr” e Antonio Pio Tufo, 21enne alias “U’ giall”, condannati in secondo grado a 27 e 25 anni di reclusione per la rapina al bar “Gocce di Caffè” durante la quale venne ucciso il titolare, Francesco Traiano.
Nelle scorse udienze le drammatiche testimonianze di madre, sorella e zia di Marco – rappresentate dall’avvocato Pio Giorgio Di Leo – che avevano confermato quanto già reso in Questura nei giorni successivi alla tragedia. La zia riferì anche di aver visto i video di Marco mentre veniva costretto a fare capriole e a farsi tagliare i capelli.
I parenti ricordarono l’agitazione del ragazzo per il furto del cellulare. Marco aveva infatti il timore che qualcuno potesse vedere qualcosa di compromettente nello smartphone tanto che riuscì, con un altro telefono, a bloccare i parenti sui vari social. (In foto, Marco Ferrazzano)
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