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Home - “Svuota carceri”: via libera alla detenzione domiciliare per i detenuti tossicodipendenti

“Svuota carceri”: via libera alla detenzione domiciliare per i detenuti tossicodipendenti

Approvata in via definitiva la riforma che amplia l'accesso ai domiciliari per chi segue un percorso di recupero. Nordio: "Provvedimento epocale". Contrarie le opposizioni, mentre si accende il confronto anche sul decreto che recepisce l'AI Act europeo

Di Redazione
30 Luglio 2026
in Cronaca
Foto archivio

Foto archivio

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La Camera dei deputati ha approvato in via definitiva il disegno di legge che introduce una nuova forma di detenzione domiciliare per i detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti che aderiscono a un programma terapeutico di recupero.

Il provvedimento è passato con 153 voti favorevoli, 42 contrari e 82 astensioni e rappresenta, secondo il ministro della Giustizia Carlo Nordio, uno degli interventi più significativi della riforma del sistema penitenziario.

Domiciliari per chi aderisce a un percorso di recupero

La norma consente, salvo alcune eccezioni previste dalla legge, l’accesso a una particolare forma di detenzione domiciliare per i condannati con una pena non superiore a otto anni che accettino di seguire un programma di cura per la dipendenza da droga o alcol.

“È un provvedimento epocale perché consente la detenzione alternativa di almeno 10mila persone, tossicodipendenti che hanno commesso reati e che noi abbiamo sempre considerato principalmente malati da curare piuttosto che criminali da punire”, ha dichiarato Nordio.

Secondo il ministro, la misura si inserisce nel più ampio piano del Governo per affrontare il problema del sovraffollamento carcerario.

Le critiche delle opposizioni

Il disegno di legge ha raccolto il voto favorevole della maggioranza, con Lega e Fratelli d’Italia a sostegno del testo, mentre il Partito Democratico si è astenuto. Contrario il Movimento 5 Stelle.

La deputata pentastellata Valentina D’Orso ha espresso forti perplessità, sostenendo che la misura potrebbe riguardare anche persone condannate per reati gravi.

“A chi si applicherà questa nuova misura? A soggetti che devono scontare una pena residua fino a otto anni, anche per un unico reato molto grave. Persone potenzialmente assai pericolose che usciranno dal carcere e andranno in strutture senza alcuna vigilanza e controllo”, ha dichiarato.

Secondo D’Orso, la norma potrebbe consentire l’accesso ai programmi di recupero anche a chi abbia commesso gravi episodi di violenza purché dimostri una condizione di tossicodipendenza.

Il Partito Democratico, pur riconoscendo il problema del sovraffollamento delle carceri, ha scelto l’astensione ritenendo insufficienti le risorse stanziate per rendere efficace la riforma.

Bocciato l’emendamento sul caso Roggero

Nel corso dell’esame parlamentare è stato dichiarato inammissibile anche un emendamento presentato dai cosiddetti “vannacciani”, che avrebbe esteso la detenzione domiciliare agli autori di reati commessi “in stato di provocazione”.

La proposta avrebbe potuto riguardare anche il caso del gioielliere di Cuneo Mario Roggero, condannato dopo aver sparato ai rapinatori in fuga.

Nordio: “Avanti con il piano carceri”

Intervenendo anche durante il question time, il ministro ha ribadito che il Governo sta portando avanti un piano complessivo per il sistema penitenziario.

Nordio ha ricordato l’inaugurazione di un nuovo padiglione destinato ai detenuti sottoposti al regime del 41-bis nel Cagliaritano e i progetti di edilizia penitenziaria che prevedono la realizzazione di nuovi spazi per circa 10mila detenuti, interventi che, insieme alle misure alternative, dovrebbero contribuire a ridurre il sovraffollamento.

Riconoscimento facciale, si apre un nuovo fronte

Parallelamente si è acceso il confronto politico sul decreto di recepimento dell’AI Act europeo, attualmente all’esame della Commissione Politiche europee del Senato.

Il testo prevede che, nei luoghi ritenuti più sensibili – come piazze, stadi o aree interessate da manifestazioni – i dati biometrici raccolti attraverso sistemi di riconoscimento facciale possano essere conservati fino a sette giorni.

Se nel frattempo viene commesso un reato, le informazioni potranno essere utilizzate nell’ambito delle indagini; in caso contrario dovranno essere cancellate.

Anche su questo provvedimento non mancano le polemiche. Il Garante per la protezione dei dati personali, pur ritenendo il decreto nel complesso coerente con l’AI Act europeo, ha chiesto di rafforzare le garanzie sulla supervisione umana dei sistemi e sulla gestione delle banche dati biometriche.

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Tags: AI ActCamera dei DeputatiCarceriCarlo Nordiodetenzione domiciliareFratelli d'ItaliaGarante PrivacyLegaMario RoggeroMovimento 5 Stellepartito democraticoriconoscimento faccialeTossicodipendenti
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