Sei arresti tra San Severo, Cerignola e Trinitapoli nell’ambito di un’inchiesta su tentati assalti ai bancomat con il cosiddetto metodo della “marmotta”, la tecnica che prevede l’utilizzo di congegni esplosivi per far saltare gli sportelli automatici.
Nelle prime ore della mattinata di oggi i carabinieri della Compagnia di Alba Adriatica, con il supporto dei militari delle compagnie di San Severo, Cerignola e Barletta, del Nucleo cinofili di Modugno, del 6° Nucleo Elicotteri di Bari e dello Squadrone eliportato “Cacciatori Puglia”, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Teramo su richiesta della Procura.
Chi sono gli indagati
Al centro dell’indagine ci sono i sanseveresi Vincenzo Lavella e Giovanni Pio Russi, i cerignolani Francesco Scelsi Caggiano, Giuseppe Dimodugno e Mirko Salvagno, oltre al foggiano Mattia Savio Pezzolla.
Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe agito in concorso per tentare di assaltare prima lo sportello Atm della Bdm Banca di Colonnella e successivamente quello dell’ufficio postale dello stesso comune in provincia di Teramo.
Il piano, però, non sarebbe andato a segno a causa della presenza di una “security mask” installata sullo sportello bancario e per il mancato sfondamento della struttura meccanica dell’Atm postale con un piede di porco.
Il blitz dopo i tentativi di assalto
L’indagine è stata condotta dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Alba Adriatica e dalla Stazione carabinieri di Martinsicuro dopo due tentativi di furto avvenuti il 25 marzo scorso tra Colonnella e Martinsicuro ai danni della Banca Bdm e di un ufficio postale.
Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo criminale avrebbe utilizzato il noto metodo della “marmotta”, inserendo esplosivi artigianali all’interno degli sportelli automatici per provocarne la deflagrazione e impossessarsi del denaro custodito.
I colpi sarebbero falliti grazie alla segnalazione di un cittadino al numero di emergenza 112 e al rapido intervento di una pattuglia dei carabinieri.
Auto rubata e congegni esplosivi
Gli investigatori sono riusciti a ricostruire i movimenti del gruppo individuando i veicoli utilizzati e identificando tutti i componenti della banda. Secondo quanto emerso, gli indagati avrebbero rubato preventivamente un’autovettura nella provincia di Ascoli Piceno per utilizzarla come mezzo “pulito” durante l’azione criminale.
L’inchiesta avrebbe inoltre accertato la disponibilità da parte del commando di diversi ordigni esplosivi potenzialmente molto pericolosi, confezionati appositamente per gli assalti ai bancomat.
Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di tentato furto aggravato, ricettazione e porto illegale in luogo pubblico di materiale esplodente.









