Una dura accusa contro la dirigenza regionale del Movimento 5 Stelle pugliese arriva da Pasquale Lamacchia, avvocato e già attivista del M5S di Trinitapoli, che in una lunga lettera inviata alla redazione de L’Immediato contesta la narrazione “trionfalistica” diffusa dal partito dopo le ultime elezioni amministrative.
Nel mirino dell’ex attivista ci sono le dichiarazioni ufficiali con cui i vertici regionali pentastellati hanno rivendicato un ruolo “determinante per il fronte progressista” in Puglia. Una lettura che Lamacchia definisce distante dalla realtà dei numeri usciti dalle urne.
“La cronaca dei fatti, non delle narrazioni”
“Il dovere primario del giornalismo è fare la cronaca dei fatti, non la cronaca delle falsità e delle narrazioni di comodo diffuse dai vertici di partito al solo scopo di garantire la propria autoconservazione politica”, scrive Lamacchia.
Secondo l’ex attivista, parlare di successo dopo questa tornata amministrativa significherebbe ignorare “la distruzione del radicamento territoriale del Movimento”.
Il caso BAT: “Consiglieri azzerati”
Nella sua analisi Lamacchia parte dalla Bat. Ad Andria, sottolinea, il Movimento 5 Stelle avrebbe raccolto appena il 4,15% all’interno della coalizione di centrosinistra che ha sostenuto la sindaca del Pd, capace invece di raggiungere il 77%.
“Il risultato pratico? È stato eletto il rappresentante di Avs, lasciando clamorosamente fuori Michele Coratella e azzerando i consiglieri uscenti del M5S”, attacca.
Critiche anche per Trani, dove il Movimento sarebbe rimasto fermo “a percentuali da prefisso telefonico”, tra il 3 e il 4%, senza riuscire a confermare in consiglio comunale Vito Branà dopo anni di opposizione.
Ancora più netto il riferimento a Minervino Murge: “Non si è stati nemmeno in grado di presentare una lista”.
“Capitanata svuotata e cittadini disillusi”
Lamacchia punta poi il dito contro i risultati registrati in provincia di Foggia, evidenziando come nei comuni al voto si sia registrata “l’affluenza più bassa di tutta la regione”.
Per l’ex attivista si tratterebbe del segnale di “una totale disaffezione dei cittadini verso una politica distante”.
Nel documento vengono citati anche Lucera e San Giovanni Rotondo, dove – secondo Lamacchia – la strategia del vertice regionale avrebbe prodotto “un Movimento svuotato di voti e rappresentanti a vantaggio dei partner di coalizione”.
L’attacco alla dirigenza regionale
Il passaggio più duro riguarda la gestione interna del partito. Lamacchia parla apertamente di una “burocrazia di partito” impegnata a difendere sé stessa mentre il Movimento perderebbe consenso nei territori.
“Chi perde le liste, azzera i consiglieri comunali e colleziona disastri elettorali ovunque metta le mani ha la pretesa di dare patenti di legittimità a chi difende la legalità in contesti difficili”, scrive.
Nel mirino anche il coordinamento regionale guidato dall’onorevole Leonardo Donno, accusato di aver bloccato il riconoscimento del Gruppo Territoriale di Trinitapoli per la mancanza di tre iscritti.
Secondo Lamacchia, mentre si moltiplicherebbero “comunicati trionfalistici” per blindare future candidature, sul territorio verrebbero ostacolati gli attivisti impegnati quotidianamente “in un comune reduce da uno scioglimento per mafia”.
“La stampa racconti le contraddizioni”
La lettera si chiude con un appello rivolto agli organi di informazione affinché vengano raccontate “le enormi contraddizioni” interne al Movimento.
“I cittadini e gli iscritti meritano di leggere i numeri veri delle urne e la realtà dei territori, non la narrazione di plastica di una burocrazia di partito che festeggia sui propri fallimenti”, conclude Lamacchia.












