A quasi un mese dall’assalto al bancomat dell’ufficio postale di Celenza Valfortore, il paese continua a fare i conti con la chiusura totale della sede e con l’assenza di qualsiasi servizio sostitutivo. Una situazione che sta provocando forti disagi nella comunità dei Monti Dauni, soprattutto tra anziani e famiglie, costretti ogni giorno a raggiungere i comuni vicini per effettuare operazioni essenziali.
L’attentato dinamitardo risale alla notte del 22 aprile scorso. Da allora, però, secondo il sindaco Massimo Venditti, Poste Italiane non avrebbe ancora avviato né interventi concreti per il ripristino dei locali né soluzioni temporanee per garantire i servizi alla cittadinanza.
“Poste Italiane ha abbandonato la nostra comunità”
Durissimo l’affondo del primo cittadino nei confronti dell’azienda.
“Dal 22 aprile scorso, da quando c’è stato questo attentato dinamitardo alla posta di Celenza Valfortore, siamo senza ufficio postale. È inaccettabile che, dopo quasi un mese, Poste Italiane non abbia ancora garantito una risposta concreta alla comunità di Celenza Valfortore”, dichiara Massimo Venditti.
Il sindaco spiega di aver contattato più volte il responsabile istituzionale del Sud Italia di Poste Italiane, Marco Giannelli, senza però ottenere indicazioni precise sui tempi di riapertura.
“Mi aveva assicurato aggiornamenti almeno sulle tempistiche. Ma, ad oggi, nessuno ci ha informato concretamente su cosa intenda fare Poste Italiane”, aggiunge.
Anziani costretti a spostarsi nei paesi vicini
Attualmente l’unico avviso affisso all’ingresso dell’ufficio informa gli utenti che la sede resterà chiusa fino al 29 maggio 2026, invitando i cittadini a rivolgersi agli uffici postali di San Marco la Catola o Carlantino.
Una condizione che sta creando enormi difficoltà soprattutto alle fasce più fragili della popolazione.
“Chiedo, come già avvenuto nei comuni limitrofi, un ufficio postale mobile oppure un container da collocare accanto alla sede attuale, per ripristinare subito il servizio. È necessario e urgente, soprattutto per le persone anziane che oggi sono costrette a recarsi a San Marco la Catola o a Carlantino anche solo per ritirare la pensione”, sottolinea il sindaco.
“Dentro l’ufficio è tutto fermo al 22 aprile”
Venditti punta il dito anche contro quella che definisce una totale assenza di interventi all’interno della struttura danneggiata.
“L’avviso esposto parla di chiusura fino al 29 maggio, ma guardando all’interno dell’ufficio è tutto fermo al 22 aprile. Nemmeno la polvere è stata tolta”, afferma.
Secondo il primo cittadino, i danni provocati dall’esplosione non sarebbero tali da impedire la ripresa almeno dei servizi ordinari.
“Posso capire il problema del Postamat esploso, ma l’erogazione dei servizi ai cittadini potrebbe essere garantita già oggi”, evidenzia.
La richiesta di tempi certi
Il sindaco torna quindi a chiedere un intervento urgente da parte di Poste Italiane, sia attraverso l’attivazione immediata di un presidio temporaneo, sia con la comunicazione di date certe per la riapertura dell’ufficio.
“Serve più coordinamento e soprattutto rispetto per le istituzioni locali. Quando un sindaco chiama, Poste Italiane deve rispondere”, conclude Massimo Venditti.











