Parole che umiliano, esclusione dai gruppi, attacchi all’aspetto fisico e all’identità personale. È questo il volto più diffuso del bullismo femminile emerso dalla prima indagine nazionale sul tema promossa da sei università italiane e presentata a Verona nel corso di un incontro dedicato all’educazione alle relazioni e alla prevenzione della violenza tra adolescenti.
La ricerca, condotta tra il 2019 e il 2023, ha coinvolto 25 scuole e circa 2800 studentesse e studenti in diverse città italiane, tra cui anche Foggia.
Lo studio sul bullismo tra ragazze
L’indagine è confluita nel volume “Il bullismo femminile in Italia. Indagine nazionale sulla violenza in adolescenza”, curato da Antonia De Vita, docente dell’Università di Verona, e da Giuseppe Burgio dell’Università Kore di Enna.
Attraverso 49 focus group organizzati nelle città campione — Verona, Milano, Genova, Arezzo, Perugia, Foggia e Palermo — le ricercatrici e i ricercatori hanno chiesto alle ragazze di raccontare come vivono il bullismo femminile, quali episodi lo fanno scattare e quali conseguenze emotive lascia.
“Troppo magra, troppo grassa, troppo secchiona”
Dal lavoro emerge un quadro fatto soprattutto di violenza psicologica e relazionale. Secondo i curatori della ricerca, il bullismo femminile “è fatto di parole che feriscono e lasciano tracce indelebili”.
Le forme più frequenti riguardano l’esclusione dal gruppo delle amicizie, lo stigma verso le diversità fisiche o caratteriali e gli attacchi legati all’aspetto estetico.
“Troppo magre, troppo grasse, troppo belle, troppo brutte, troppo secchione”: sono alcune delle etichette che emergono dai racconti raccolti durante la ricerca.
Nel mirino finiscono anche l’orientamento sessuale, la provenienza culturale e la condizione sociale delle ragazze coinvolte.
Gli adulti “arrivano tardi”
Uno degli aspetti più critici evidenziati dalla ricerca riguarda il ruolo degli adulti. Secondo quanto emerso, genitori e insegnanti spesso si accorgono della sofferenza delle adolescenti soltanto quando la situazione è già degenerata.
“Gli adulti arrivano tardi”, spiegano i curatori dello studio, sottolineando la necessità di rafforzare strumenti di ascolto, prevenzione e supporto nelle scuole e nelle famiglie.
I numeri del fenomeno
I dati raccolti confermano una diffusione significativa del bullismo tra adolescenti. La ricerca rileva un’incidenza dell’8,4% per il bullismo sistematico, fenomeno che risulta più frequente tra le ragazze, e del 45,3% per il bullismo occasionale.
Numeri che risultano in linea con le rilevazioni nazionali dell’Istat e della piattaforma Elisa dedicate al monitoraggio del fenomeno nelle scuole italiane.
L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori è ora quello di trasformare i risultati della ricerca in strumenti concreti di prevenzione, sensibilizzazione e formazione nei territori coinvolti.












