Un confronto sui diritti LGBTQIA+, sui pregiudizi ancora radicati nella società e sul rapporto tra cultura, educazione e discriminazione, ma davanti a una platea ridotta. È accaduto all’Università di Foggia, dove in vista della Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia del 17 maggio si è svolto un incontro promosso grazie al lavoro della professoressa e psicologa Annamaria Petito.
Una partecipazione limitata che, secondo diversi relatori, non rappresenta un caso isolato ma il riflesso di un clima culturale più ampio.
“Poche persone? È il segno dei tempi”
A porre subito il tema è stata Amalia Quotta, segretaria dell’Ordine degli Psicologi.
“È normale che ci siano così poche persone?”, ha chiesto durante il dibattito, parlando di una forma di resistenza culturale che continua a manifestarsi anche negli ambienti professionali e formativi.
Secondo Quotta, “pregiudizi e bias non terminano con il percorso di studio, ma tendono a ritornare continuamente alimentati dai segnali sociali e culturali”.
Da qui la necessità, evidenziata nel suo intervento, di “lavorare a una decostruzione dei pregiudizi sulle minoranze sessuali”, anche all’interno degli ordini professionali. Tra i temi affrontati anche il recepimento del regolamento Knopp per la carriera alias.
Taurino: “L’omotransnegatività è una struttura culturale”
Al centro dell’incontro la relazione del professor Alessandro Taurino, dal titolo “Alle radici dell’omotransnegatività. Costrutti e modelli per la decostruzione del pregiudizio e la promozione del benessere delle persone LGBTQIA+”.
Per Taurino, l’omotransnegatività non può essere ridotta a semplice atteggiamento individuale.
“È una struttura epistemica sedimentata”, ha spiegato, parlando di “dispositivi socio-cognitivi che producono gerarchie simboliche” presenti nelle norme, nelle prassi istituzionali e nelle narrazioni culturali dominanti.
Il docente ha insistito sul ruolo dei bias impliciti e sulla necessità di superare il “senso comune” e gli stereotipi apparentemente innocui.
Anche frasi considerate positive, come “i gay sono tutti sensibili”, secondo Taurino rientrano in una logica stereotipata e generalizzante.
“Bisogna smascherare i processi di stereotipizzazione della realtà sessuale”, ha affermato, criticando paradigmi definiti “deterministici, biologisti, essenzialisti e sessisti”.
“Non omotransfobia ma omotransnegatività”
Nel suo intervento Taurino ha posto l’attenzione anche sul linguaggio.
“Non omotransfobia, perché è troppo rassicurante, ma omotransnegatività”, ha detto, spiegando come il focus debba spostarsi non sulle vittime ma sui meccanismi culturali che generano discriminazione.
Durante il confronto sono stati richiamati anche temi legati all’Annual Review 2025 of the Human Rights Situation, alle interferenze nell’educazione e al Ddl Valditara, oltre alla crescente “normalizzazione dell’odio” e all’aumento degli omicidi contro persone transgender.
Il rapporto tra fede, eros e morale sessuale
Un altro momento centrale del dibattito è stato l’intervento di Roberto Massaro, docente della Facoltà Teologica Pugliese e invitato presso l’Accademia Alfonsiana e la Pontificia Università Lateranense.
Massaro ha affrontato il rapporto tra eros e fede, proponendo una rilettura dei testi biblici “per riscoprire l’amore come energia positiva”.
Nel suo intervento ha criticato la “doppia morale” e sottolineato come la morale sessuale della Chiesa sia cambiata profondamente nel corso dei secoli.
“La Chiesa ha avuto un’enorme influenza, ma non ha avuto un solo pensiero sulla sessualità”, ha osservato.
Tra gli esempi citati anche vicende storiche e filosofiche, dall’affratellamento tra Nicola e Basilio fino alla storia di Abelardo ed Eloisa, definiti “colpevoli di aver rotto i modelli”.
“La morale cambia con i paradigmi culturali”
Massaro ha inoltre ricordato pratiche punitive del passato legate alla sessualità, come l’utilizzo di guanti con carta vetrata per contrastare la masturbazione tra i ragazzi, esempio usato per mostrare quanto la morale sessuale sia mutata nel tempo.
Da qui il riferimento al filosofo Thomas Kuhn e al concetto di “cambio di paradigma”: i modelli culturali e morali, ha spiegato, si trasformano attraverso profonde rotture nel modo in cui una società interpreta la realtà.











