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Home - Filomena Bruno uccisa dall’ex genero a Orta Nova, respinta la causa civile: “Rifiutò la casa protetta”

Filomena Bruno uccisa dall’ex genero a Orta Nova, respinta la causa civile: “Rifiutò la casa protetta”

Il Tribunale di Bari esclude responsabilità dei ministeri: rigettata anche la querela di falso sulla relazione dei carabinieri. La famiglia pronta a rinunciare all’azione

Di Redazione
5 Maggio 2026
in Cerignola e 5 Reali Siti, Cronaca
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Si chiude con un rigetto la causa civile intentata dalla famiglia di Filomena Bruno, la 54enne uccisa a Orta Nova il 28 ottobre 2019 dal vicino di casa Cristoforo Aghilar, oggi condannato all’ergastolo. La terza sezione civile del Tribunale di Bari ha respinto la querela di falso presentata dal legale dei familiari, facendo così venir meno la prova centrale su cui si basava la richiesta di maxi risarcimento contro i ministeri dell’Interno e della Difesa.

La decisione dei giudici

Al centro del contenzioso la relazione di servizio dei carabinieri di Orta Nova, nella quale si attestava che alla donna fosse stata prospettata la possibilità di trasferirsi in una casa protetta, opzione che però avrebbe rifiutato per restare ad assistere un parente disabile.

Secondo la famiglia Bruno, assistita dall’avvocato Michele Sodrio, quel documento sarebbe stato falso. Una tesi che però i giudici civili hanno escluso, ritenendo attendibile la ricostruzione fornita dai militari.

Venuta meno questa prova, determinante per sostenere la responsabilità dello Stato, i familiari si preparano ora a rinunciare all’azione risarcitoria.

La ricostruzione e il rifiuto

Nelle motivazioni, il tribunale sottolinea come, al momento della denuncia, Filomena Bruno avesse rappresentato una situazione di grave pericolo, senza però richiedere specifiche forme di protezione né il collocamento in una struttura protetta.

I giudici evidenziano inoltre come il rifiuto della donna di lasciare Orta Nova risulti coerente con la necessità di assistere un familiare disabile. Circostanza confermata anche da uno dei figli, che aveva invitato la madre ad allontanarsi dal paese.

La vicenda e l’omicidio

Filomena Bruno fu uccisa nella sua abitazione il 28 ottobre 2019. Due giorni prima, il 26 ottobre, Aghilar aveva già tentato di colpirla con una pistola in un bar, ma l’arma si inceppò. Dopo quell’episodio la donna si era rivolta ai carabinieri denunciando il pericolo.

L’uomo, evaso dai domiciliari a fine settembre, aveva già sequestrato la figlia della vittima durante la fuga verso la Germania. Tornato a Orta Nova, cercava informazioni sulla giovane. Il 28 ottobre si appostò sotto casa della Bruno e la accoltellò a morte. Fu arrestato il giorno successivo.

Le posizioni delle parti

Per i ministeri dell’Interno e della Difesa non vi fu alcuna omissione: i carabinieri avrebbero agito correttamente, prospettando alla donna la possibilità di lasciare il paese.

Di diverso avviso l’avvocato Sodrio, che continua a contestare la ricostruzione: “Filomena Bruno non ha mai ricevuto alcuna proposta di trasferimento in casa protetta; questa verità per noi è certa”.

Il legale, tuttavia, alla luce della sentenza, ha annunciato l’intenzione di proporre ai propri assistiti di rinunciare all’appello per evitare ulteriori spese legali, puntando invece sull’indennizzo previsto dalla normativa europea per i familiari delle vittime di femminicidio.

Una vicenda che resta aperta sul piano umano

La decisione del Tribunale di Bari chiude il fronte civile, ma lascia aperto il dolore e il dibattito su una tragedia che ha segnato profondamente la comunità di Orta Nova, sollevando interrogativi sulla tutela delle vittime di stalking e violenza.

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Tags: capitanatacarabiniericasa protettaCristoforo AghilarfemminicidioFilomena BrunoGiustiziaMichele SodrioOrta NovaTribunale di Bari
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