Arrivano i primi segnali di miglioramento sul fronte delle liste d’attesa in Puglia, ma insieme ai dati positivi emergono anche criticità rilevanti. È quanto riporta La Gazzetta del Mezzogiorno, analizzando i risultati del monitoraggio coordinato da Lucia Bisceglia per Aress.
Tra gennaio e febbraio si registra una diminuzione delle prenotazioni per prestazioni urgenti, con un calo del 7,78%, mentre quelle brevi restano sostanzialmente stabili (-0,78%). Un dato che ha prodotto un effetto immediato: il sistema sanitario riesce oggi a soddisfare una quota maggiore di richieste entro le 72 ore previste.
Tempi in calo ma ancora oltre i limiti
Il miglioramento si riflette anche nei tempi di attesa. Per le prestazioni urgenti la mediana è scesa da 10 a 4 giorni, mentre per quelle brevi (da garantire entro 10 giorni) si passa da 34,5 a 24 giorni. Numeri ancora oltre le soglie fissate dalla legge, ma che indicano una tendenza al riassorbimento.
Secondo quanto evidenziato da La Gazzetta del Mezzogiorno, il piano regionale per lo smaltimento delle liste d’attesa, pur riferito al passato, sta producendo effetti anche nel presente. A incidere è soprattutto il lavoro parallelo delle Asl con i medici di base, volto a introdurre meccanismi di controllo sulle prescrizioni.
Il nodo dell’inappropriatezza
Il dato più critico riguarda però l’appropriatezza delle prescrizioni. Tra gennaio e marzo sono state analizzate 1.520 prestazioni urgenti: di queste, 704, pari al 46%, non presentavano indicazioni cliniche specifiche per l’urgenza secondo il manuale Rao di Agenas.
In questi casi il codice U è stato assegnato dal medico sulla base del proprio giudizio. Non significa automaticamente errore, ma evidenzia un possibile utilizzo eccessivo dell’urgenza, che contribuisce a congestionare il sistema.
Le situazioni di maggiore disallineamento riguardano prestazioni ben precise: visite cardiologiche urgenti, colonscopie, prime visite neurologiche e Tac del torace. Esami per i quali, in presenza di reali emergenze, il percorso corretto sarebbe spesso il pronto soccorso e non la prenotazione ambulatoriale.
Controlli e nuove regole in arrivo
Il tavolo di monitoraggio sta continuando a verificare le prestazioni recuperate per comprendere meglio la dinamica prescrittiva. I dati più recenti indicano comunque un miglioramento: l’indice di inappropriatezza, inizialmente al 46%, sarebbe già in discesa verso il 36%.
Un altro elemento significativo riguarda la concentrazione delle prescrizioni: il 20% dei medici di base genera l’80% delle richieste urgenti e brevi. Un dato che la Regione intende approfondire per intervenire in modo mirato.
L’obiettivo è arrivare alla definizione di linee guida condivise, chiarendo quando sia realmente necessario attribuire un codice di urgenza e quando invece sia possibile programmare la prestazione senza saturare il sistema.
Un sistema sotto pressione
Come sottolinea La Gazzetta del Mezzogiorno, il problema delle liste d’attesa non riguarda solo la Puglia ma l’intero Paese. Tuttavia, a livello regionale si sta cercando di costruire un sistema di monitoraggio efficace per capire cosa funziona e cosa no.
Il nodo resta il numero delle prescrizioni. L’aumento straordinario dell’offerta sanitaria non potrà durare a lungo, per cui diventa essenziale intervenire sulla domanda, evitando richieste non necessarie.
Restano infine criticità su alcune prestazioni, come risonanze magnetiche, visite cardiologiche e colonscopie, ancora condizionate dal peso delle prenotazioni arretrate non completamente smaltite.












