Foggia resta sospesa tra sgomento e attesa, mentre le indagini sull’omicidio di Annibale “Dino” Carta, il personal trainer 42enne ucciso la sera del 13 aprile poco prima delle 22 in via Caracciolo, non hanno ancora restituito un movente né un responsabile.
L’audio delle telecamere e i dubbi
A scuotere ulteriormente l’opinione pubblica è stata la diffusione dell’audio registrato da una telecamera di sorveglianza a circa 30 metri dal luogo del delitto, andato in onda su Raidue. Nel file si sentono voci sovrapposte, alcune incomprensibili, poi una frase chiara: “Ma che fai? Mi spari?”, seguita da quattro colpi di pistola.
Subito dopo, un’altra voce maschile pronuncia: “Non ti vengo a disturbare mai più. Te lo giuro”. Prima di questo epilogo frasi su peli di cane e la voce di una donna che sembra dire: “Ma non mi interessa tu mi hai lasciato al telefono poi parlavi con lei…”.
L’orario – le 21.58 – coincide con quello dell’omicidio. Tuttavia, gli investigatori mantengono la massima prudenza: non è certo che tra quelle voci ci siano quelle della vittima o del killer.
A raffreddare ogni conclusione è anche la famiglia. “Non è la voce di Dino”, ha dichiarato Antonio Traisci, suocero della vittima. Sulla stessa linea il legale della famiglia, Michele Vaira, che invita alla cautela: “È ancora tutto in alto mare. Serviranno consulenze foniche e verifiche tecniche”.
Il procuratore: “Servono riscontri, non corse mediatiche”
Il procuratore capo di Foggia, Enrico Infante, ha ribadito che l’audio, come eventuali video, deve essere sottoposto a rigorose verifiche: “È facile mandarlo in onda e commentarlo, ma servono riscontri e analisi tecniche”.
Infante ha anche lanciato un appello alla città: “Chi ha visto o sentito qualcosa si faccia avanti. Mai come in questo caso può essere utile”.
Il magistrato ha sottolineato la difficoltà dell’indagine: “Si tratta di un caso non incasellabile nei classici contesti criminali. Quando una persona ha precedenti, si può intuire una dinamica. Qui no”.
Nessuna conferma su sospettati
Nelle ultime ore erano circolate indiscrezioni su un possibile sospettato portato in caserma, ma dagli ambienti investigativi sono arrivate smentite: al momento non ci sono riscontri concreti.
Le indagini proseguono nel massimo riserbo, con i carabinieri impegnati nell’analisi delle immagini di videosorveglianza e nell’ascolto di familiari e conoscenti.
La fuga in bici e i reperti
Sul luogo del delitto sono stati trovati quattro bossoli e un caricatore di pistola, probabilmente perso dal killer durante la fuga. Secondo le ricostruzioni, l’assassino si sarebbe allontanato a bordo di una bicicletta, come mostrerebbero anche alcune immagini diffuse dal Tg1.
Le piste: tra vita privata e vecchi episodi
Esclusa, almeno per ora, la pista della criminalità organizzata, gli investigatori stanno scavando nella vita privata, lavorativa e nelle relazioni della vittima.
Tra gli spunti al vaglio anche un episodio avvenuto nel 2023 nella stessa via Caracciolo, quando un giovane noto agli inquirenti morì dopo essere precipitato da un palazzo. All’epoca fu classificato come incidente, ma oggi viene riesaminato, senza però alcun riscontro concreto.
Si valutano inoltre possibili tensioni o dissidi, anche legati alla quotidianità del contesto abitativo o lavorativo, ma nessuna ipotesi appare al momento determinante.
Una vittima senza ombre
Dino Carta era incensurato, benvoluto, sposato e padre di due figlie. Lavorava in diverse palestre della città ed era attivo nel volontariato, in particolare nella parrocchia San Francesco Saverio.
Un profilo pulito, che rende ancora più difficile spiegare un’esecuzione avvenuta sotto casa, mentre portava a spasso il cane.
Una città in attesa di verità
Il caso continua a colpire profondamente la comunità foggiana, proprio perché privo, almeno finora, di una spiegazione.
Le indagini vanno avanti senza sosta, tra analisi tecniche, testimonianze e verifiche incrociate. Ma il delitto di via Caracciolo resta, per ora, un giallo senza movente.









