Le ZES sono zone economiche speciali che godono di particolari benefici introdotti per favorire gli investimenti produttivi. Un obiettivo rafforzato da risorse finanziarie aggiuntive destinate a progetti industriali. L’ultimo finanziamento ammonta a 300milioni di euro, dei quali 50 (49,5) destinati alla sola Puglia. Il bando per raccogliere le proposte di progetti, scade il 15 maggio prossimo. Poco più di un mese.
A ricordarlo è il “Gruppo Cariglia” che, con un comunicato inviato alle autorità di riferimento, suona, come nelle gare podistiche in pista, la campana dell’ultimo giro. Il riferimento è in particolare alle aree PIP e D46 dell’ex Contratto d’area di Coppa del vento a Manfredonia, nelle quali dopo la “fuga” delle imprese allocate a seguito di quella munifica programmazione statale, ha subito un tracollo strutturale. Non certo per mancanza di fondi che ce ne sono stati tanti ed elargiti in modo spropositato, bensì di una governance che si occupasse seriamente e prospetticamente, della gestione di un comparto sorto per dare un impulso all’economia collassata ai minimi termini a seguito della sconsiderata cacciata degli stabilimenti dell’ENI.
Uno dei vulnus che maggiormente ha inciso nel fallito sviluppo di quell’area, al limite dell’abandono, è stato il mancato all’accio dell’acqua e del relativo impianto depurativo. Vulnus irrisolto e dunque condizionante ancora oggi del pieno utilizzo di quel comparto industriale.
All’inizio di quest’anno, l’otto gennaio, si tenne in un capannone di quell’area fuori le mura di Manfredonia, una riunione cui ha partecipato una larga rappresentanza di imprenditori operanti nell’area di Coppa del vento e non, dell’amministrazione comunale di Manfredonia, e dello stesso presidente di Confindustria Foggia. Vennero riesumate le problematiche che affliggono il funzionamento di quell’area e in particolare dell’allaccio dell’acqua e del depuratore. Una sorta di tappo di bottiglia che condiziona l’utilizzo di quell’area. Le imprese rimaste provvedono con mezzi e spese proprie.
Ancora una volta è venuto fuori che per risolvere quei problemi pregiudiziali, i soldi ci sono ma che non sono stati mai utilizzati, per la mancanza – è stato evidenziato – della ricontazione delle opere eseguite e di un progetto esecutivo. L’assessore allo sviluppo economico, Matteo Gentile, assunse l’impegno di provvedere a sbrogliare quella intricata matassa. Nell’attesa si costituì un “Comitato spontaneo” che avrebbe seguito gli sviluppi.
Sono trascorsi quattro mesi da quel primo e unico incontro, in questo lasso di tempo cosa è successo? “Indipendentemente dalla indiscussa volontà e proficuo impegno posto in essere dell’attuale amministrazione comunale – è detto nel comunicato -, è necessario indire una riunione tra tutti gli attori del contratto d’area per fare il punto della situazione e chiedere all’amministrazione comunale di Manfredonia, investendo anche i sindacati e le organizzazioni rappresentative datoriali, un incontro o meglio un consiglio comunale monotematico, con possibilità di audizione di alcuni attori del contratto d’area e/o consulenti per la definizione delle procedure per la partecipazione al bando. E tanto per un contributo operativo a sostegno delle iniziative avviate dall’amministrazione comunale”.
L’assessore Gentile ha fatto sapere che l’amministrazione comunale sta lavorando per chiarire le tante situazioni da troppi anni lasciate in sospeso. “Per l’area PIP – annota – la rendicontazione è stata fatta e inoltrata al competente organismo ministeriale dal quale si aspetta risposta. Per la D46 occorre procedere al propedeutico collaudo delle opere. Per l’allaccio dell’acqua e il depuratore – spiega Gentile – le risorse necessarie verranno dalla ricontazione e dunque dai fondi del Contratto d’area. Non possiamo pertanto presentare per quegli interventi, richiesta di finanziamento in conto ZES. A quelle risorse ricorreremo per altri progetti in corso di definizione: le idee ci sono e stiamo cercando di ordinarle in progetti specifici”.
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