Il 10 marzo scorso, il Parlamento Europeo ha approvato a larga maggioranza la Risoluzione (2025/2058(INI)), diritto d’autore e l’intelligenza artificiale generativa – opportunità e sfide.
Il Parlamento ha evidenziato il rischio che l’Unione Europea resti indietro nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e sottolineato l’esigenza di promuovere tale sviluppo per assicurare competitività, garantendo, al contempo, il rispetto dei diritti.
In quest’ottica, uno dei punti centrali della Risoluzione riguarda la trasparenza sull’utilizzo dei contenuti protetti dal diritto di autore nei modelli di IA: il Parlamento ha invitato la Commissione a introdurre specifici obblighi di trasparenza a carico dei fornitori dei modelli, superando la trasparenza generica dell’AI Act.
A supportare la Risoluzione c’è un grande dibattito culturale sui media e sui contenuti a cui tutti i cittadini possono accedere.
Con il continuo sviluppo digitale e tecnologico, in particolare per quanto riguarda l’intelligenza artificiale e i cosiddetti “modelli linguistici generativi” di grandi dimensioni, alcuni diritti, quali il diritto d’autore, il diritto alla privacy e il diritto alla non discriminazione, stanno perdendo importanza, poiché diventa quasi impossibile farli valere senza che i titolari di tali diritti incorrano in elevati rischi legali e finanziari.
Ciò crea un’enorme incertezza giuridica per tutte le parti coinvolte. Tuttavia, se il legislatore europeo, con le sue lungaggini burocratiche e la sua mancanza di coraggio, continua a rifiutarsi di affrontare direttamente le questioni cruciali, l’UE e i suoi attori rimarranno sempre in una posizione di svantaggio e si creeranno ulteriori dipendenze, Pertanto, Il Parlamento ha deciso di seguire il principio in base al quale, da un lato, gli sviluppi tecnologici devono rispettare le leggi in vigore e, dall’altro, le leggi in vigore non devono ostacolare gli sviluppi tecnologici.
Il legislatore europeo è stato chiamato a trovare quanto prima un giusto equilibrio tra gli interessi in gioco. Sarebbe auspicabile trovare una soluzione attuabile permanente, che consenta di evitare di dover rivendicare i diritti d’autore sulle nuove tecnologie ogni cinque o sei anni. Un “regolamento generale sul diritto d’autore”, simile al regolamento generale sulla protezione dei dati, potrebbe essere utile in tale contesto.
Alla risoluzione ci hanno lavorato in commissione Mario Mantovani del Gruppo dei Conservatori e Riformisti, Maravillas Abadía Jover, Alexander Bernhuber, Axel Voss (relatore della legge), Adrián Vázquez Lázara, Marion Walsmann, Michał Wawrykiewicz del Partito Popolare Europeo, Laurence Farreng, Ilhan Kyuchyuk, Dainius Žalimas di Renew Europe, il gruppo politico centrista di orientamento liberale, Victor Negrescu, René Repasi, Krzysztof Śmiszek, Tiemo Wölken, Lara Wolters dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici dei S&D, Mario Furore di The Left e Tineke Strik dei Verdi/Alleanza Libera Europea.
Il deputato europeo foggiano del M5S ha ammesso che l’iter è stato molto lungo. Furore ha lavorato come shadow rapporteur.
La sua analisi è netta. “L’intelligenza artificiale non può crescere sfruttando il lavoro di autori e creativi. Al Parlamento europeo abbiamo votato un rapporto importante su copyright e intelligenza artificiale generativa. Il principio è semplice: innovazione sì, ma senza calpestare il lavoro delle persone.
Oggi molti sistemi di IA generativa come ChatGPT vengono addestrati usando enormi quantità di contenuti presi da internet: articoli, libri, fotografie, musica, video. Spesso sono opere protette da diritto d’autore e vengono utilizzate senza che gli autori lo sappiano e senza alcun compenso. Negli ultimi mesi abbiamo visto casi molto evidenti: canzoni create con l’IA che imitano la voce di artisti come Drake senza il loro consenso, oppure immagini generate che riproducono lo stile di fotografi italiani. Questi casi fanno rumore perché riguardano nomi famosi. Ma il vero problema riguarda milioni di professionisti molto meno conosciuti”.
E aggiunge: “In Europa oltre 8 milioni di persone lavorano nei settori culturali e creativi. Il rispetto del diritto d’autore è un diritto fondamentale ed è ciò che permette a queste persone di vivere del proprio lavoro e continuare a produrre cultura e informazione. Il loro lavoro non può diventare materia prima gratuita per le grandi piattaforme tecnologiche. Per questo abbiamo chiesto più trasparenza sui contenuti usati per addestrare l’IA, accordi di licenza tra sviluppatori e titolari dei diritti, e una remunerazione equa per chi crea. Ora la palla passa alla Commissione europea, che deve garantire che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale rispetti il lavoro di chi produce cultura e informazione ogni giorno.”
Ad oggi, lo status quo è che il report è sostanzialmente nelle mani della Commissione europea, che sta portando avanti discussioni interne per capire in che modo dare attuazione concreta ad alcune delle richieste politiche e operative che abbiamo inserito nel testo, in particolare sui nodi più sensibili legati a trasparenza, licensing, opt-out e remunerazione dei titolari dei diritti.
Un passaggio particolarmente importante sarà la valutazione complessiva della direttiva Copyright nel mercato unico digitale (DSM Directive), che la Commissione è tenuta a presentare non prima del 7 giugno 2026, come previsto dall’articolo 30 della direttiva. Proprio in vista di questa review, la Commissione ha già avviato studi preparatori e una riflessione interna su possibili aggiustamenti e sulle difficoltà emerse nell’attuazione pratica, soprattutto alla luce delle nuove sfide poste dall’IA generativa.
Parallelamente, Mario Furore sta anche lavorando sul piano politico per mantenere alta la pressione istituzionale. “Il 22 aprile- annuncia – stiamo organizzando al Parlamento europeo un grande stakeholder roundtable con rappresentanti di tutti i settori culturali e creativi proprio su copyright e IA. L’obiettivo è dare seguito concreto al lavoro svolto sul report, raccogliere evidenze dai settori maggiormente impattati e trasformare questo follow-up politico in una spinta ulteriore verso la Commissione perché passi rapidamente dalla fase di riflessione a quella dell’azione”.










