Un invito forte e diretto a rifiutare la violenza e a costruire una cultura di pace. È il messaggio che l’arcivescovo di Foggia-Bovino Giorgio Ferretti ha rivolto alla città in occasione del Venerdì Santo, durante la riflessione sulla passione di Cristo.
“Decisero di ucciderlo”
Il punto di partenza è il Vangelo: “Decisero di ucciderlo”. Un passaggio che, secondo Ferretti, racconta non solo la vicenda di Gesù, ma anche quella dell’umanità di oggi.
“La morte di Gesù non è una fatalità – ha spiegato – ma una decisione presa per paura, per difendere il potere”. Una logica che, ha sottolineato, continua a ripetersi nella storia contemporanea.
La denuncia delle guerre e del potere
Nel suo messaggio, l’arcivescovo ha allargato lo sguardo ai conflitti che insanguinano il mondo, denunciando le ragioni che li alimentano: “Si fa la guerra per esercitare potere, per denaro, per fanatismo religioso”.
Un richiamo accompagnato dalle parole di Papa Leone, citato da Ferretti: “Le guerre sono frutto dell’idolatria del potere e del denaro. Ogni vita spezzata è una ferita”.
“Basta alla violenza”
Il cuore del messaggio è un appello netto: “Basta”. Basta alle armi, alla violenza diffusa, anche quella quotidiana fatta di parole e gesti.
“Basta ai coltelli nelle mani dei giovani, basta pistole e fucili che sparano in faccia agli uomini”, ha detto, invitando a rifiutare ogni forma di aggressività, anche la più piccola.
Una ribellione alla cultura dell’odio
Per Ferretti, la morte di Cristo rappresenta una ribellione alla cultura dell’odio e della violenza. Un modello che chiama ciascuno a scegliere una strada diversa: quella del perdono, dell’accoglienza e della mitezza.
“Non cediamo alla logica amico-nemico – ha esortato – ma impariamo a vedere nell’altro un fratello”.
Un impegno per la pace
Il messaggio si chiude con un invito concreto alla comunità: vivere “disarmati, miti e liberi”, scegliendo l’amore al posto dell’odio e il perdono al posto del rancore.
Un appello che, nel giorno del Venerdì Santo, assume un significato ancora più profondo per la città di Foggia e per una società segnata da tensioni e conflitti.












