Non una semplice intossicazione alimentare, ma un possibile duplice omicidio premeditato. È la svolta clamorosa nelle indagini sulla morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, decedute nei giorni successivi al Natale all’ospedale Cardarelli di Campobasso.
Secondo quanto emerge da fonti qualificate, le due sarebbero state avvelenate con la ricina, una sostanza altamente tossica rinvenuta nel sangue a seguito di analisi effettuate sia in Italia che all’estero. La procura ha aperto un nuovo fascicolo, al momento contro ignoti, per l’ipotesi di duplice omicidio premeditato.
La svolta: dalla intossicazione al veleno
In un primo momento si era ipotizzata una intossicazione alimentare. Le due donne, residenti a Pietracatella, tra il 24 e il 26 dicembre si erano recate più volte al pronto soccorso accusando malori, per poi essere ricoverate e morire poche ore dopo.
Parallelamente, la Procura aveva iscritto nel registro degli indagati cinque medici per ipotesi di omicidio colposo e responsabilità sanitaria.
Un caso seguito anche per i legami con la Capitanata
La vicenda aveva avuto eco anche in Capitanata sin dai primi giorni, anche per la presenza tra i consulenti incaricati degli accertamenti di una medico legale originaria di Foggia. Un elemento che aveva contribuito a mantenere alta l’attenzione anche nel territorio foggiano su una storia che, fin da subito, presentava aspetti complessi.
Cos’è la ricina: un veleno invisibile
La ricina è una sostanza estremamente tossica contenuta nei semi della pianta del ricino. Bastano quantità minime per provocare effetti letali.
Si tratta di un veleno particolarmente insidioso perché, come noto anche al grande pubblico grazie alla serie “Breaking Bad”, è privo di odore e sapore, quindi praticamente impossibile da riconoscere se ingerito. Nella serie veniva utilizzato proprio per la sua capacità di passare inosservato e colpire senza lasciare segnali immediatamente identificabili.
Autopsie e accertamenti in corso
Le autopsie e gli accertamenti tecnici, già avviati nei mesi scorsi e tuttora in corso di approfondimento, risultano fondamentali per chiarire definitivamente le cause dei decessi e ricostruire la dinamica dell’avvelenamento.
Il padre in miglioramento
Intanto arrivano segnali positivi sulle condizioni del padre della ragazza e marito di Antonella, ricoverato allo Spallanzani di Roma. Secondo quanto comunicato dalla direzione sanitaria, l’uomo è in miglioramento, anche se gli accertamenti sono ancora in corso.
Una comunità in attesa di verità
Da tragedia familiare a possibile caso di omicidio, il quadro resta ancora in evoluzione. Gli inquirenti proseguono il lavoro per individuare responsabilità e fare piena luce su quanto accaduto.











