Torna al centro del dibattito cittadino il tema della moschea a Foggia, questa volta con la presa di posizione del Comitato Multinazionale per la Moschea, che riunisce comunità provenienti da 32 Paesi e rilancia la richiesta di un luogo di culto pubblico nel capoluogo dauno.
Nel comunicato diffuso, il Comitato porta dati e numeri per sostenere la propria posizione: in tutti i Paesi di provenienza delle comunità coinvolte – dall’Afghanistan alla Turchia, passando per Marocco, Nigeria, Indonesia e Albania – esistono chiese cattoliche, spesso tutelate anche quando i cristiani rappresentano una minoranza.
Il confronto con i Paesi d’origine
Dal dossier emerge un quadro articolato: in alcuni Stati la presenza cattolica è limitata a poche missioni, in altri è capillare, con centinaia o migliaia di parrocchie. È il caso, ad esempio, della Nigeria con oltre 4mila comunità o dell’Indonesia con più di 2.500 parrocchie.
Secondo il Comitato, questo dato dimostra come la libertà religiosa sia un principio riconosciuto su scala globale e dovrebbe trovare piena applicazione anche a Foggia.
“Una realtà ormai radicata nel territorio”
Il documento sottolinea come la provincia di Foggia ospiti cittadini provenienti da tutti i 32 Paesi indicati, distribuiti nei 61 comuni del territorio. Famiglie che lavorano, studiano e partecipano alla vita economica e sociale locale, con una seconda generazione cresciuta nelle scuole italiane.
Una presenza definita “integrata e stabile”, che – secondo il Comitato – rende ormai necessario un riconoscimento anche sul piano dei diritti religiosi.
Il richiamo alla Costituzione
Al centro della richiesta c’è il riferimento ai principi costituzionali. Il Comitato cita l’articolo 19 sulla libertà di culto, l’articolo 3 sull’uguaglianza e l’articolo 8 sul diritto delle confessioni religiose ad avere luoghi adeguati.
Negare una moschea pubblica, si legge nel comunicato, significherebbe creare una disparità tra cittadini e contraddire i valori fondamentali dello Stato.
“Una scelta di coesione e sicurezza”
Per i promotori, la realizzazione di una moschea non sarebbe solo un diritto, ma anche uno strumento per favorire integrazione, trasparenza e dialogo tra comunità diverse.
Un luogo di culto ufficiale, sostengono, contribuirebbe anche a rafforzare la sicurezza e la coesione sociale, evitando soluzioni informali e frammentate.
Una richiesta che riapre il confronto
Il documento arriva in un momento di forte attenzione sul tema e rilancia il confronto pubblico in città. La proposta è chiara: una moschea pubblica nel centro urbano, vista come “atto di coerenza istituzionale” e investimento sul futuro di una comunità sempre più multiculturale.










