Entra nel vivo del dibattito sul referendum sulla giustizia l’intervento del magistrato Roberto Rossi, capo della Direzione distrettuale antimafia di Bari, che annuncia pubblicamente la sua posizione contraria alla riforma costituzionale.
In una nota, Rossi spiega le ragioni del suo “NO”, parlando da magistrato che vive quotidianamente le criticità del sistema giudiziario. “I problemi della giustizia li vivo sulla mia pelle. Questa riforma non li risolverà, perché non è il suo obiettivo”, afferma.
“Obiettivo è controllare i magistrati”
Secondo Rossi, la riforma nasconderebbe un intento preciso: limitare l’autonomia della magistratura.
“Il vero obiettivo è intimidire e controllare i magistrati”, sostiene, richiamando anche dichiarazioni attribuite al ministro Carlo Nordio e alla sua capo di gabinetto Giusi Bartolozzi.
Per il magistrato barese, si tratterebbe di un’impostazione che rischia di compromettere l’equilibrio tra poteri dello Stato.
“Separazione delle carriere già prevista”
Uno dei punti centrali della riforma – la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri – viene definito da Rossi sostanzialmente superfluo.
“La legge Cartabia ha già di fatto separato le carriere, quindi una riforma costituzionale su questo argomento è inutile”, evidenzia.
Il nodo del CSM e dell’Alta Corte disciplinare
Tra gli aspetti più critici indicati dal capo della DDA di Bari c’è la riorganizzazione del Consiglio superiore della magistratura.
La previsione di due CSM distinti, uno per i giudici e uno per i pm, insieme all’istituzione di un’Alta Corte disciplinare, secondo Rossi rischierebbe di frammentare l’organo di autogoverno e ridurne l’efficacia.
“Sorteggio metodo discutibile”
Particolarmente contestata anche l’introduzione del sorteggio per la nomina dei membri del CSM. “Lasciare al caso la scelta dei componenti di un organo così importante è scandaloso”, sottolinea Rossi, evidenziando inoltre una disparità tra membri togati e laici.
Secondo il magistrato, i membri laici, selezionati da liste predisposte dalla maggioranza, avrebbero un peso maggiore rispetto ai togati, sorteggiati casualmente.
L’appello al voto
Per Rossi, nel complesso, la riforma rappresenta un rischio concreto per l’indipendenza della magistratura. “Sono interventi che puntano a rendere i magistrati più fragili e quindi intimidibili, con l’intento di avere mani libere”, afferma. Da qui l’appello ai cittadini in vista del voto: “Proteggiamo la Costituzione: votiamo NO”.











