Mentre si celebrano i 209 anni dalla fondazione della Polizia penitenziaria, il SAPPE alza la voce e sceglie di non partecipare alle manifestazioni ufficiali in Puglia. Una presa di posizione netta, firmata dal segretario nazionale Federico Pilagatti, che denuncia condizioni sempre più critiche negli istituti penitenziari.
“Non c’è nulla da festeggiare”, è il messaggio che accompagna la protesta del sindacato, che parla apertamente di fallimento della politica e del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
“Carceri al collasso, lavoratori allo stremo”
Secondo il SAPPE, la situazione nelle carceri pugliesi è ormai insostenibile, tra sovraffollamento e carenze di organico che incidono pesantemente sulle condizioni di lavoro degli agenti.
A fronte di circa 2.100 unità assegnate alla regione – di cui meno di 2.000 effettivamente in servizio – il sistema dovrebbe gestire circa 2.900 detenuti, ma ne ospita oltre 4.500.
Numeri che, secondo il sindacato, determinano turni massacranti e un aumento dei rischi per la sicurezza.
Dati allarmanti sul sovraffollamento
I dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria aggiornati al 28 febbraio 2026 evidenziano un quadro critico a livello nazionale, ma particolarmente grave in Puglia, dove il sovraffollamento raggiunge il 75%.
Situazioni ancora più estreme si registrano nei singoli istituti: Foggia conta 663 detenuti a fronte di 300 posti disponibili, Taranto 815 su 350, Lecce 1415 su 798.
Una condizione che, secondo il SAPPE, compromette sia i diritti dei detenuti sia la sicurezza degli istituti.
“Violata la Costituzione, pronti esposti”
Il sindacato annuncia il passaggio dalle denunce alle azioni concrete, con esposti alla magistratura e alla Corte dei Conti.
Secondo Pilagatti, il sovraffollamento determina una violazione dei diritti fondamentali dei detenuti, in particolare rispetto allo spazio minimo vitale previsto dalle norme europee.
Una situazione che comporta anche un costo economico per lo Stato, costretto a risarcire i detenuti con circa 8 euro al giorno o con sconti di pena.
La protesta degli agenti
In segno di protesta, molti poliziotti penitenziari sceglieranno di non partecipare alle celebrazioni e, in alcuni casi, di rinunciare ai pasti restando nei reparti di servizio.
Una forma di mobilitazione che punta a richiamare l’attenzione su una crisi che, secondo il SAPPE, la politica continua a ignorare.
“Il vero regalo sarebbe risolvere i problemi”
Il sindacato conclude con un appello alle istituzioni affinché intervengano in modo concreto.
“Il miglior regalo che si possa fare ai poliziotti penitenziari nel giorno a loro dedicato è affrontare seriamente la situazione delle carceri”, afferma Pilagatti.
Un invito a garantire condizioni di lavoro dignitose per gli agenti e, allo stesso tempo, il rispetto dei diritti dei detenuti, nel solco dell’articolo 27 della Costituzione.











