Dopo l’omicidio di Mamina Nyasi, avvenuto venerdì scorso nell’insediamento dell’Arena di San Severo, l’associazione Campagne in Lotta ha diffuso un comunicato scritto insieme agli abitanti della struttura per denunciare quello che definisce “un altro morto di razzismo”.
Secondo quanto riportato nella nota, Nyasi sarebbe stato ucciso da un altro residente dell’insediamento, indicato come una persona con un evidente disagio psichico che avrebbe già manifestato in passato comportamenti violenti.
La denuncia sulle condizioni dell’Arena
Nel documento si sostiene che la tragedia sia maturata all’interno di un contesto di forte marginalità e abbandono istituzionale. Gli abitanti dell’Arena affermano di chiedere da anni interventi per migliorare le condizioni di vivibilità dell’insediamento, senza ottenere risposte concrete.
“Da anni chi vive all’Arena chiede un intervento istituzionale per avere garantita una minima vivibilità – si legge nel comunicato – dinanzi all’abbandono delle istituzioni, che rifiutano anche i più banali interventi infrastrutturali e garanzie basiche come la residenza”.
Nel testo si denuncia anche la gestione dei casi di disagio all’interno della struttura, sostenendo che la risposta delle autorità si sarebbe limitata a interventi temporanei senza affrontare le cause alla base della situazione.
Le critiche alla sindaca
Nel comunicato vengono contestate anche alcune dichiarazioni della sindaca di San Severo, che aveva parlato di una tragedia inaccettabile in un paese civile e accogliente come l’Italia.
Secondo Campagne in Lotta e gli abitanti dell’insediamento, tali affermazioni non terrebbero conto delle condizioni reali in cui vivono molte persone nell’area dell’Arena e delle richieste di intervento avanzate nel tempo.
La richiesta di diritti e tutele
La nota si conclude con un appello per il riconoscimento di diritti fondamentali per i lavoratori e i residenti degli insediamenti informali, tra cui casa, documenti e contratti regolari.
Per gli autori del comunicato, la morte di Mamina Nyasi rappresenta un episodio che impone una riflessione più ampia sulle condizioni sociali e lavorative dei migranti impiegati nel settore agricolo nel territorio della Capitanata.











