Il gup del tribunale di Foggia ha disposto il rinvio a giudizio di Donato Romano, il muratore foggiano di 45 anni accusato di aver ucciso Giovanni “Gigi” Mastropasqua, il fruttivendolo di 50 anni assassinato con un colpo di pistola al collo la mattina del 19 giugno 2025.
La decisione è arrivata oggi al termine dell’udienza preliminare durata circa due ore e mezza. Il processo si celebrerà davanti alla Corte d’Assise.
Romano ha anche chiesto di essere sentito per rettificare alcune dichiarazioni e smentire di aver acquistato l’arma, una scacciacani modificata, per uccidere Mastropasqua. L’uomo ha ricordato di essere stato fermato nel 2019 con un’altra pistola simile e che tempo dopo si sarebbe dotato di una seconda scacciacani. Ha anche affermato che la mattina del delitto non aveva appuntamenti con la vittima, sarebbe stato lo stesso Mastropasqua a premere per un incontro attraverso il figlio che da pochi giorni lavorava con Romano, quest’ultimo, infatti, aveva il cellulare fuori uso.
Ci fu allora l’appuntamento alle Poste per il giorno stesso, ma Romano non riuscì ad arrivare alla cifra richiesta. A fronte di un prestito di 2mila euro restituito a Mastropasqua, il fruttivendolo ne chiedeva altri 2500, ma il muratore era riuscito ad arrivare a 1000. Mentre i due erano fermi in macchina in via Zuretti, Romano scese pensando di recarsi al bar con la vittima per un caffè. Il fruttivendolo, però, restò in auto esclamando la frase: “Ma veramente vuoi chiamare Gesù Cristo?”. A quel punto, stando al racconto dell’imputato, Romano caricò la pistola che aveva nel borsello, entrò lato passeggero e sparò un colpo alla cieca all’altezza del collo di Mastropasqua uccidendolo.
Nonostante le richieste della difesa di rito abbreviato senza l’aggravante della premeditazione, il gup ha stabilito il rinvio a giudizio in Corte d’Assise per omicidio volontario premeditato.
Il delitto ripreso dalle telecamere
Le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona ripresero la scena e consentirono agli investigatori di identificare rapidamente il presunto autore.
Il fermo di Romano scattò poche ore dopo grazie all’intervento della squadra mobile e dei carabinieri. Davanti agli investigatori e successivamente al giudice per le indagini preliminari, durante l’udienza di convalida, l’uomo confessò di aver sparato.
Secondo la sua versione avrebbe agito per paura, sostenendo di essere stato minacciato dalla vittima a causa del debito non saldato.
La posizione dell’accusa
Per la procura, però, il delitto sarebbe stato premeditato. Il pubblico ministero ritiene infatti che Romano si sia presentato all’incontro con Mastropasqua già deciso a ucciderlo, armato di una pistola a salve modificata per sparare proiettili veri.
All’imputato vengono contestati anche i reati di ricettazione e porto illegale di arma, ritrovata circa un mese dopo l’omicidio all’interno di un box.
Secondo quanto dichiarato inizialmente, la pistola sarebbe stata acquistata la mattina del delitto al mercato Rosati per 350 euro da una persona sconosciuta, ma oggi Romano ha rettificato rispetto a questa circostanza.
La versione dell’imputato
Nella confessione resa agli investigatori nelle ore successive all’omicidio, Romano aveva ricostruito il rapporto con la vittima. Tutto sarebbe nato il 20 aprile 2025, quando Mastropasqua gli avrebbe prestato 1500 euro per acquistare attrezzi da lavoro, chiedendo la restituzione di 1900 euro dopo un mese.
Secondo il racconto dell’imputato, però, le richieste di denaro sarebbero aumentate nel tempo fino ad arrivare a una pretesa totale di 4500 euro. Romano ha inoltre parlato di presunte minacce e di un episodio in cui sarebbe stato portato in campagna e picchiato con una pistola puntata alla testa.
La mattina del 19 giugno, sempre secondo la sua versione, i due si sarebbero incontrati prima alle Poste di via Testi e poi si sarebbero spostati in auto fino a via Zuretti.
“All’interno della macchina continuava a minacciarmi – avrebbe dichiarato –. Preso dal panico ho estratto la pistola dal marsupio e ho sparato un solo colpo alla cieca”.
La costituzione delle parti civili
La compagna della vittima, l’ex moglie e i figli si sono costituiti parte civile nel procedimento con l’avvocato Censano. La difesa di Romano, avvocata Scaglione, aveva puntato a far cadere l’aggravante della premeditazione, passaggio che avrebbe consentito di accedere al rito abbreviato con la riduzione della pena. Il rinvio a giudizio deciso oggi apre invece la strada al processo davanti alla Corte d’Assise, dove verrà ricostruita nel dettaglio la dinamica del delitto.










