Confische per circa 550mila euro nei confronti di due società della provincia di Barletta Andria Trani operanti nel settore del recupero di rifiuti speciali. È l’esito di due distinti procedimenti penali conclusi con sentenze irrevocabili del Tribunale di Trani, che hanno accolto le richieste della procura e disposto la confisca delle somme già sequestrate nel corso delle indagini.
I provvedimenti sono stati notificati dai finanzieri del Comando provinciale di Barletta Andria Trani e hanno riguardato disponibilità finanziarie già versate al Fondo Unico Giustizia, oggetto di sequestro preventivo nel 2023 e nel 2024 nell’ambito di due operazioni condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Barletta.
Discarica abusiva su 40mila metri quadrati
La prima indagine, avviata nel settembre 2021 insieme al Nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale dei carabinieri di Bari e coordinata dalla Procura di Trani, aveva interessato un’impresa di Barletta attiva nel “recupero per il riciclaggio dei rifiuti solidi e biomasse”.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’azienda avrebbe gestito materiali inerti provenienti da demolizioni in quantità pari a 22 volte il limite autorizzato di 1.000 tonnellate, realizzando di fatto una discarica abusiva su un’area di circa 40mila metri quadrati, cinque volte superiore a quella consentita. Tra i terreni occupati anche due suoli demaniali nella disponibilità del Comune di Barletta.
Contestata inoltre l’assenza di pavimentazione impermeabilizzata, con conseguente percolamento nel sottosuolo delle acque meteoriche di dilavamento dei rifiuti.
Nell’aprile 2023 il gip del Tribunale di Trani aveva disposto il sequestro preventivo dell’intero compendio aziendale e il sequestro per equivalente finalizzato alla confisca del profitto di reato, quantificato per il triennio 2019-2021 in circa 534mila euro.
Cumuli di vetro alti 8 metri vicino alla ferrovia
La seconda operazione, del febbraio 2024, ha riguardato un’impresa di Trani operante nella raccolta e lavorazione di vetro e rottami vetrosi.
Le indagini hanno accertato che l’azienda avrebbe gestito la raccolta e la frantumazione, ma non il recupero, di rottami vetrosi in quantità doppia rispetto al limite autorizzato di 6.650 tonnellate. L’accumulo dei rifiuti avrebbe raggiunto altezze di circa 8,5 metri, ben oltre il limite di sicurezza di 3 metri, con potenziale rischio di cedimento verso la linea ferroviaria adiacente.
Nel luglio 2024 il GIP aveva disposto il sequestro preventivo dell’azienda e il sequestro per equivalente del profitto di reato, stimato in circa 1,26 milioni di euro per il triennio 2022-2024.
Le confische e le sanzioni
Le confische definitive, disposte ai sensi dell’articolo 19 del decreto legislativo 231 del 2001, hanno riguardato le somme già sequestrate e versate al Fondo Unico Giustizia, rideterminate in sede di giudizio in circa 550mila euro complessivi.
Il Tribunale di Trani ha inoltre applicato sanzioni amministrative nei confronti dei due enti, per un totale di circa 43mila euro, ai sensi dell’articolo 63 del decreto 231.
Le operazioni, sottolineano le fiamme gialle, testimoniano l’attenzione della Procura della Repubblica di Trani e l’impegno della guardia di finanza nel settore della tutela dell’ambiente e degli ecosistemi, oltre che nell’aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati.











