Il caso esploso nei giorni scorsi durante un evento dedicato ai temi della disabilità alla Sala Rosa del Palazzetto dell’Arte di Foggia riaccende il dibattito sull’accessibilità reale degli spazi pubblici cittadini. Alcune persone con disabilità motorie non sono riuscite ad accedere alla sala a causa delle dimensioni ridotte dell’ascensore, non compatibili con molti modelli di carrozzina. In un caso, un partecipante è riuscito a entrare solo dopo aver smontato in modo improvvisato le pedane della propria carrozzina, una soluzione giudicata insicura e inaccettabile dall’associazione Solidea, che ha denunciato l’accaduto.
La replica del Comune e le critiche
Il Comune di Foggia ha risposto con una nota ufficiale sostenendo che l’edificio è accessibile e conforme alle norme, richiamando le deroghe previste per gli edifici storici. Secondo l’amministrazione, i vincoli architettonici avrebbero imposto una cabina ascensore di dimensioni ridotte, mentre la struttura sarebbe comunque dotata di rampe e servizi igienici per disabili a ogni livello.
Una posizione che non convince Joseph Splendido, commissario provinciale della Lega, secondo il quale la risposta dell’ente si limita a una difesa burocratica. “La piena fruibilità non può essere ridotta alla sola conformità documentale”, afferma, sottolineando come l’accessibilità debba essere valutata anche sulla base dell’esperienza concreta delle persone interessate.
“Errore logistico e simbolico”
Sulla stessa linea Miriam Ventura, responsabile provinciale disabilità della Lega Foggia, che evidenzia il paradosso di organizzare un incontro sulla disabilità in uno spazio che, di fatto, esclude parte del pubblico a cui è destinato. “Non è solo un errore logistico, ma un errore simbolico che svuota di significato l’iniziativa stessa”, osserva, richiamando le valutazioni espresse dall’associazione che ha sollevato il caso.
Secondo gli esponenti della Lega, l’amministrazione appare più concentrata a giustificare le criticità con argomentazioni tecniche che a sviluppare una strategia proattiva per l’eliminazione delle barriere architettoniche, capace di prevenire situazioni simili in futuro.
La richiesta di un garante per la disabilità
Il caso della Sala Rosa, per Splendido e Ventura, va oltre una singola infrastruttura e mette in luce l’assenza di una supervisione istituzionale specifica sui diritti delle persone con disabilità. Da qui la richiesta della nomina di un Garante comunale per la disabilità, figura che potrebbe certificare non solo l’accessibilità formale ma quella reale degli spazi pubblici, intervenendo già nelle fasi di progettazione e utilizzo degli immobili.
Un garante, spiegano, faciliterebbe anche un dialogo costante tra istituzioni e associazioni, basato sulla coprogettazione di interventi e servizi e non solo su reazioni a proteste o denunce. “Non serve un approccio generico all’inclusione, ma politiche pubbliche concrete e integrate”, concludono gli esponenti della Lega, respingendo ogni lettura celebrativa dell’operato dell’amministrazione.
La nomina come misura necessaria
Per la Lega, l’istituzione di un Garante della disabilità a Foggia non rappresenta un adempimento formale, ma una misura indispensabile per tutelare e promuovere in modo efficace i diritti delle persone con disabilità, evitando il ripetersi di situazioni definite “paradossali” e garantendo una reale partecipazione alla vita pubblica cittadina.











