L’Esposizione Internazionale d’Arte che si terrà a Venezia dal 9 al 22 novembre 2026, è uno degli eventi d’arte contemporanea più importanti a livello mondiale, che riflette le nuove tendenze e i cambiamenti culturali. Non è solo una mostra bensì una esperienza sensoriale ed emotiva che spinge a meditare, connettersi con dimensioni più profonde.
Nella vision della curatrice della Biennale di Venezia, Koyo Kouoh, donna africana di spicco internazionale scomparsa prematuramente, questa edizione 2026 è finalizzata a promuovere una esperienza sensoriale e una riconnessione con il mondo naturale e interiore, con un focus sulla “quiete dinamica delle trasformazioni radicali”.
In questo contesto è collocata “Grotta Scaloria di Manfredonia”. La si trova nel Padiglione della Lituania, nell’ambito dell’omaggio a Marija Gimbutus (1921-1994), archeologa lituana naturalizzata statunitense, che ha effettuato indagini negli Anni 70-80, assieme all’archeologo Sante Tinè, sulla Grotta Scaloria, le cui risultanze le ha scritte nel libro “The Archaeology of Grotta Scaloria” pubblicato nel 2016. Più recentemente si è occupata di Grotta Scaloria l’archeologa dell’Università di Genova, Eugenia Isetti che collabora con l’amministrazione comunale nelle attività di studio e valorizzazione del sito.
“Un riconoscimento di grande rilievo – ha evidenziato l’assessora al Welfare e Cultura, Maria Teresa Valente nel darne notizia – a quel “tempio dell’acqua” frequentato sin dalla preistoria, luogo emblematico delle ricerche sulla dimensione rituale legata alla fertilità, al simbolismo del femminile e al rapporto tra uomo e natura. Una considerazione autorevole, quella di Venezia, che riporta Grotta Scaloria e Manfredonia nell’ambito del dibattito culturale e scientifico internazionale di alto livello”.
Fin qui la buona e bella notizia che fa purtroppo da contraltare ad un marchiano incredibile paradosso. Se la Biennale d’arte di Venezia ha infatti recepito l’importanza di e per tanti aspetti unicità di Grotta Scaloria inserendola nella sua Esposizione, evidenziandone le prerogative culturali e scientifiche, per contro la Regione Puglia l’ha esclusa (non l’ha inclusa), nella lista delle “Grotte carsiche della Puglia preistorica” candidate all’Unesco. Una grave omissione che ha provocato la decisa e risentita reazione dell’amministrazione comunale che, attraverso un intervento istituzionale nel quale, rappresentato compiutamente il valore del sito, ha chiesto l’integrazione del percorso di candidatura, espressamente prevista dalla delibera regionale n.1970/2025.
“Era doveroso intervenire con tempestività e risolutezza – ha stigmatizzato Valente – per portare all’attenzione della Regione il peso scientifico e culturale di Grotta Scaloria, riconosciuto da decenni a livello internazionale”.
L’attenzione dell’amministrazione comunale su Grotta Scaloria non è recente. Sin dall’inizio del mandato – si fa sapere da Palazzo San Domenico – è stato infatti riattivato il progetto del Parco di Grotta Scaloria, rimasto fermo per anni nonostante un finanziamento regionale già assegnato nell’ambito di un progetto di rigenerazione urbana. Dopo un lungo periodo di stallo, l’assessore all’Urbanistica Giovanni Mansueto, ha affrontato e risolto una situazione complessa, consentendo lo sblocco dell’iter amministrativo. Il Consiglio comunale ha quindi concluso il percorso necessario alla realizzazione del Parco di Grotta Scaloria, permettendo di passare dalla fase progettuale a quella attuativa.
La presenza di una testimonianza storica di Manfredonia di grande spessore culturale ad una esposizione di livello internazionale, pone l’accento sul vasto patrimonio di beni storico-culturali dispersi sul territorio che andrebbero opportunamente attenzionati, catalogati e ben conservati per una doverosa valorizzazione. La mostra in corso sulla scia di Caravaggio al Palazzo Santa Chiara di alcune opere recuperate dalle loro collocazioni precarie e sparse, che tanto successo sta ottenendo, è un esempio eloquente che va esteso ad altre iniziative analoghe.











