A Foggia si continua a morire sulle strade. Non per destino o fatalità, ma per l’assenza di scelte politiche e per una gestione dello spazio urbano che, secondo le accuse, non mette al centro la sicurezza delle persone. A tornare sul tema, dopo l’ennesimo incidente mortale, è Nunzio Angiola, consigliere comunale e segretario provinciale del movimento politico Cambia, che chiede l’introduzione immediata delle Zone 30 come strumento strutturale di prevenzione.
Il bilancio delle vittime continua ad allungarsi e, denuncia Angiola, ogni tragedia sembra seguire lo stesso copione: dichiarazioni di cordoglio, promesse generiche e poi il silenzio.
Una scia di vittime che segna la città
Negli ultimi mesi la cronaca cittadina ha registrato numerosi incidenti mortali in ambito urbano. Tra i casi più recenti c’è quello di Nando Paoletti, 21 anni, morto il 23 gennaio 2025 in un incidente stradale a Foggia. Il primo agosto 2025 Massimiliano Perrone, 58 anni, è stato investito mentre attraversava sulle strisce pedonali ed è deceduto dopo quattro giorni di agonia. Il 6 gennaio 2026 Simone Raucea, 25 anni, ha perso la vita dopo essere stato investito in via Scillitani.
E non sono gli unici nomi ricordati. Angiola richiama anche la tragedia di Camilla Di Pumpo e di altri cittadini che hanno perso la vita sulle strade foggiane, sottolineando come questi episodi non possano essere archiviati come eventi isolati.
“Foggia città pericolosa per chi cammina”
Secondo il consigliere comunale, il punto è chiaro: Foggia è una città pericolosa per chi attraversa la strada, per chi si muove a piedi, per chi vive quotidianamente lo spazio urbano. Continuare a ignorare questa realtà, afferma, significa assumersi una responsabilità politica piena. Per questo la richiesta non è più rinviabile: introdurre una zonizzazione urbana estesa con Zone 30, seguendo l’esempio di molte città italiane ed europee.
I dati sulla sicurezza e i benefici delle Zone 30
A sostegno della proposta vengono citati i dati del 22° Rapporto ISFORT sulla mobilità degli italiani, pubblicati a novembre. Secondo lo studio, l’introduzione del limite di 30 chilometri orari nelle aree urbane riduce in modo significativo incidenti e feriti. I benefici non sono solo in termini di sicurezza: il calo dei costi sanitari e sociali porterebbe risparmi superiori a 150 milioni di euro in sei mesi e oltre 300 milioni l’anno, mentre le emissioni diminuirebbero del 17 per cento. L’impatto sui tempi di percorrenza, evidenzia Angiola, sarebbe minimo, con un ritardo di circa 30 secondi su un tragitto urbano di dieci minuti.
Una scelta politica, non ideologica
Per Angiola, chi continua a opporsi a queste misure non lo fa per ragioni tecniche o razionali, ma per inerzia, pigrizia decisionale o calcolo politico. Le Zone 30, ribadisce, non sono un’imposizione ideologica, ma politiche pubbliche di sicurezza urbana. Non adottarle oggi a Foggia significa scegliere consapevolmente di non prevenire.
La proposta prevede di partire dalle aree più sensibili, come i quartieri residenziali, le zone ad alta presenza pedonale, le aree attorno a scuole, parchi e servizi pubblici, oltre alle strade e agli incroci già segnati da incidenti gravi o mortali.
“Non commentare i funerali, ma agire prima”
Le morti di Paoletti, Perrone, Raucea, Di Pumpo e di tanti altri, sottolinea Angiola, non sono semplici statistiche, ma il risultato di scelte mancate. La politica, aggiunge, non può limitarsi a commentare i funerali, ma ha il dovere di intervenire prima.
Da qui l’accusa diretta all’Amministrazione comunale: le Zone 30 non sono una proposta nuova e vengono richieste da oltre due anni con atti e prese di posizione pubbliche. Se anche ora si continuerà a rinviare o a minimizzare, ogni nuovo incidente grave o mortale peserà come una responsabilità politica diretta di chi governa la città.










