Un fucile da caccia clandestino, privo di matricola e perfettamente funzionante, nascosto all’interno di un muretto a secco nelle campagne di Monte Sant’Angelo. È il risultato di un’operazione condotta dai carabinieri della Compagnia di Manfredonia, che nei giorni scorsi hanno intensificato i controlli nelle aree rurali del Gargano, da tempo ritenute sensibili sotto il profilo della sicurezza.
L’arma è stata rinvenuta nel corso di un servizio mirato di rastrellamento del territorio, svolto in una zona impervia e difficilmente accessibile, caratterizzata dalla presenza di antiche strutture in pietra a secco, spesso utilizzate come rifugi naturali o nascondigli.
Il rastrellamento nelle zone rurali
L’operazione è stata condotta con il supporto dei reparti specializzati dello Squadrone eliportato cacciatori “Puglia” e del Nucleo cinofili di Modugno. Le attività si sono concentrate in un’area già oggetto in passato di controlli, proprio per la conformazione del territorio e per la presenza diffusa di muretti a secco e anfratti naturali.
Grazie all’impiego di unità cinofile addestrate alla ricerca di armi e all’utilizzo di dispositivi elettromagnetici per la rilevazione di metalli nel sottosuolo, i militari sono riusciti a individuare diversi contenitori di plastica sigillati, accuratamente occultati tra le intercapedini dei muretti.
Il nascondiglio e il metodo usato
Il fucile era nascosto con una tecnica ritenuta dagli investigatori “classica” della macchia garganica: armi e munizionamenti occultati in punti apparentemente anonimi, facilmente raggiungibili da chi conosce bene il territorio ma invisibili a un controllo superficiale. Un sistema che consente di mantenere le armi lontane da abitazioni e persone, riducendo il rischio di sequestri durante perquisizioni domiciliari.
Accertamenti del Ris e indagini in corso
L’arma recuperata sarà ora sottoposta a esami balistici e dattiloscopici presso i laboratori del Ris. Gli accertamenti serviranno a verificare se il fucile possa essere stato utilizzato in episodi delittuosi avvenuti negli ultimi anni nella Provincia di Foggia, territorio segnato da una lunga scia di reati legati alla criminalità organizzata.
Il ritrovamento si inserisce in un più ampio dispositivo di controllo e bonifica delle aree rurali, avviato dalle forze dell’ordine per ridurre la disponibilità di armi clandestine e colpire le basi logistiche dei gruppi criminali che operano sul Gargano.










