Un poliziotto in servizio alla Questura di Barletta-Andria-Trani è stato sospeso dall’esercizio dei pubblici uffici per la durata di sei mesi perché ritenuto responsabile dei reati di truffa aggravata ai danni dello Stato e falsità ideologica. Il provvedimento è stato adottato dal Tribunale di Trani, che ha accolto parzialmente le richieste avanzate dalla Procura della Repubblica di Trani al termine degli interrogatori preventivi svolti nei giorni scorsi.
Per gli stessi reati risultano indagati anche altri due appartenenti alla Polizia di Stato, denunciati a piede libero.
L’inchiesta coordinata dalla Procura di Trani
Le indagini, coordinate dalla Procura di Trani e condotte dal Servizio Centrale Operativo e dalla Squadra Mobile della Questura Bat, sono partite da una segnalazione dell’Ufficio Sanitario Provinciale della Questura. L’attenzione degli investigatori si è concentrata su presunte anomalie nell’utilizzo degli istituti normativi relativi alle assenze dal servizio per malattia e per l’assistenza a persone con disabilità.
Un’attività investigativa articolata, sviluppata attraverso servizi di osservazione, pedinamenti, installazione di videocamere e l’impiego di dispositivi di tracciamento satellitare.
L’uso illecito dei permessi retribuiti
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i poliziotti coinvolti avrebbero fatto un uso illegittimo dei benefici previsti dalla legge 104 del 1992 e dall’articolo 42 del decreto legislativo 151 del 2001, norme che consentono permessi e congedi per l’assistenza a familiari con disabilità.
In particolare, sarebbe emerso che i permessi retribuiti richiesti per assistere i familiari portatori di handicap venivano in realtà utilizzati per svolgere attività di carattere personale, del tutto estranee alle finalità assistenziali previste dalla legge.
Il nodo della convivenza mai esistita
A due dei tre indagati è stata inoltre contestata l’assenza dei requisiti necessari per ottenere il congedo straordinario previsto dall’articolo 42 del d.lgs. 151/2001. Dalle verifiche è risultato che mancava il requisito della stabile convivenza con il familiare disabile.
I pedinamenti e l’analisi delle celle telefoniche avrebbero infatti accertato che gli indagati risiedevano in abitazioni diverse rispetto a quelle dichiarate e rispetto al domicilio delle persone che avrebbero dovuto assistere, facendo così venire meno una delle condizioni fondamentali per il riconoscimento del beneficio.
La misura cautelare e la presunzione di innocenza
Alla luce degli elementi raccolti, il Tribunale di Trani ha disposto la sospensione dall’esercizio dei pubblici uffici per sei mesi nei confronti di uno degli indagati. Per gli altri due poliziotti la Procura ha proceduto con la denuncia a piede libero.
Resta fermo, come precisato nel comunicato ufficiale, che i provvedimenti adottati nel corso delle indagini non sono definitivi e che gli indagati non possono essere considerati colpevoli fino a quando la responsabilità penale non sarà accertata con sentenza o decreto penale di condanna irrevocabili.











