Non un petardo finito male, non una conseguenza accidentale dei festeggiamenti di Capodanno, ma un atto che lascia dietro di sé rabbia, amarezza e interrogativi profondi. Un pino d’Aleppo è stato dato alle fiamme nella notte tra 31 dicembre e 1 gennaio, durante i botti, trasformando un simbolo di vita e di equilibrio ambientale in un caso che scuote la città di Foggia.
A intervenire con parole dure è stata la vicesindaca e assessora all’Ambiente Lucia Aprile, che ha affidato ai social una riflessione destinata ad aprire un dibattito più ampio sul senso civico e sul rispetto del patrimonio comune.
Il valore di un albero che appartiene a tutti
Nel suo intervento, Aprile chiarisce subito un punto: non si tratta di un danno di poco conto. “Quel pino d’Aleppo non era solo un albero”, scrive, ricordando i decenni necessari per la sua crescita, l’ombra garantita nelle estati roventi, il contributo alla qualità dell’aria e all’equilibrio dell’ambiente urbano.
Un valore che non è solo simbolico ma anche economico. Secondo le stime, un albero di quelle dimensioni rappresenta un patrimonio compreso tra gli 8.000 e i 18.000 euro. Un valore che, sottolinea la vicesindaca, “appartiene a tutti, perché è patrimonio collettivo”.
“Non è festa, è inciviltà”
Parole nette anche sul significato dell’accaduto. “Bruciare un albero non è festa, non è divertimento, non è spirito del Capodanno. È inciviltà pura”, afferma Aprile, parlando di disprezzo non solo per l’ambiente ma anche per la città e per chi ogni giorno lavora per renderla più vivibile.
Nel suo commento emerge un elemento chiave: l’albero come essere vivente indifeso, che “non si difende, non scappa, non fa rumore”. Proprio per questo, secondo la vicesindaca, è stato colpito.
Il richiamo della sindaca Episcopo alla responsabilità collettiva
Alle parole di Aprile si è aggiunto il commento della sindaca Maria Aida Episcopo, che ha voluto rimarcare il valore civico della denuncia. “Le tue parole confermano una straordinaria sensibilità per la città”, ha scritto, rilanciando il messaggio e rafforzando l’idea che l’episodio non possa essere archiviato come una semplice bravata di fine anno.
Una città chiamata a pretendere di più
Il messaggio finale è rivolto all’intera comunità. L’episodio diventa il simbolo di una sfida più grande, che riguarda educazione, rispetto e senso di appartenenza. “Su questo, come comunità, dobbiamo pretendere molto di più”, è l’appello che arriva dall’amministrazione comunale.
Un albero in fiamme nella notte di Capodanno diventa così il punto di partenza per una riflessione collettiva: su come si festeggia, su cosa si considera normale e su quale idea di città si vuole costruire.











