Si è svolta nella serata di domenica 28 dicembre, nella basilica Cattedrale di Foggia, la celebrazione di chiusura del Giubileo ordinario, dedicato alla Speranza. Una liturgia solenne, coincidente con la festa della Sacra Famiglia, durante la quale Giorgio Ferretti, arcivescovo metropolita di Foggia-Bovino, ha pronunciato un’omelia intensa e articolata, ripercorrendo il significato spirituale e pastorale dell’Anno Santo appena concluso.
Davanti a una cattedrale gremita di sacerdoti e fedeli, l’arcivescovo ha affidato alla Chiesa locale un messaggio chiaro: il Giubileo non è stato solo un tempo liturgico, ma un’esperienza concreta di unità, prossimità e responsabilità verso il territorio e le persone che lo abitano.
Una Chiesa madre, unita attorno a Cristo
Nel suo intervento, Ferretti ha descritto il Giubileo come l’immagine di una Chiesa che “ha fede in Dio e guarda al mondo con compassione e speranza”, una madre capace di camminare accanto agli uomini e alle donne del nostro tempo. Un’unità vissuta, ha sottolineato, anche nel pellegrinaggio diocesano a Roma, attraversando la Porta Santa e pregando per la pace nel mondo, per la Chiesa universale e per papa Francesco, ricordato come colui che “ha guidato la barca della Chiesa fino al suo ultimo respiro”.
Solidarietà concreta e attenzione agli ultimi
Ampio spazio è stato dedicato all’impegno sociale maturato durante l’Anno Santo. L’arcivescovo ha ricordato le iniziative di accoglienza, l’attenzione verso poveri, migranti, persone senza dimora, anziani, malati e carcerati. Un’azione che ha portato la Chiesa a “uscire per strada”, raggiungendo anche i ghetti dei migranti, definiti senza esitazioni “la vergogna della nostra provincia”. Un impegno che, ha ribadito, nasce dal Vangelo e dalla convinzione che non possa esistere amore per Dio senza amore concreto per il prossimo.
Il legame con la terra e il futuro dei giovani
Nel cuore dell’omelia, il vescovo ha parlato anche del rapporto profondo tra la Chiesa e il territorio di Capitanata. Un legame fatto di amore e responsabilità, espresso nella volontà di restare, lavorare e costruire futuro in questa parte d’Italia. L’arcivescovo ha richiamato temi centrali come lavoro, legalità, acqua per l’agricoltura e giustizia sociale, ribadendo che ogni giovane è sentito come “figlio” di questa comunità ecclesiale.
Maria Iconavetere al centro della Chiesa foggiana
Particolarmente intenso il passaggio dedicato alla Madonna Iconavetere, indicata come cuore spirituale della Chiesa locale. L’arcivescovo ha annunciato il desiderio di accoglierne nuovamente l’immagine restaurata, definendola “Signora di Foggia e del mondo”, e di porla al centro della vita ecclesiale e civile, come segno di tenerezza e speranza per tutti.
Uno sguardo oltre il Giubileo
In chiusura, Ferretti ha invitato la comunità a guardare al tempo che viene “senza timore”, con fede salda, speranza certa e carità operosa. La Porta Santa si è chiusa, ha detto, ma le porte dei cuori e della Chiesa restano aperte. Un appello accompagnato dalla preghiera per la pace nel mondo e per il nuovo pontefice, papa Leone, affinché la Chiesa continui a essere segno di riconciliazione e amore.
Un messaggio che affida al nuovo anno non solo un augurio, ma una responsabilità condivisa: continuare a vivere il Giubileo ogni giorno, nella vita concreta delle persone e delle comunità.











