Un racconto agghiacciante, fatto di violenza, umiliazione e abuso della fragilità, quello che emerge dalle carte giudiziarie e che La Gazzetta del Mezzogiorno ha ricostruito nelle scorse ore ripercorrendo una delle pagine più buie della cronaca recente della Capitanata.
Quattro giovani di Monte Sant’Angelo sono stati condannati in primo grado per violenza sessuale di gruppo ai danni di due uomini affetti da insufficienza mentale, costretti – secondo l’accusa – a subire atti sessuali, fisici e verbali sulla spiaggia di Ippocampo, litorale sud di Manfredonia, la sera dell’11 ottobre 2024. Tutto sarebbe stato filmato con un telefonino: quei video, definiti dagli inquirenti “prova regina”, hanno avuto un peso decisivo nel processo celebrato con rito abbreviato.
Il gup Rita Benigno, tenendo conto dello sconto di pena previsto dal rito, ha inflitto complessivamente 28 anni e 4 mesi di reclusione: otto anni a Matteo Miucci, 21 anni; sette anni a Francesco Matteo Pio Facciorusso, 20 anni; sei anni e otto mesi ciascuno ad Antonio Ferrantino, 21 anni, e Michele Prencipe, 25 anni.
Nel capo d’imputazione si parla di violenza e minaccia, aggravate dall’abuso della condizione di inferiorità psichica delle vittime. Un quadro che il gip Odette Eronia, nell’ordinanza cautelare, aveva definito “surreale”, descrivendo scene di sopraffazione protratte “fino allo sfinimento, alle lacrime”, accompagnate da frasi discriminatorie e incitamenti alla violenza “da definire disumani”.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori dell’Arma, coordinati dalla Procura di Foggia, una delle vittime denunciò per prima l’accaduto, raccontando di essere stata condotta vicino a un cespuglio sulla spiaggia, picchiata e insultata fino a perdere conoscenza. Solo successivamente, anche grazie al racconto di un familiare, emerse la natura sessuale degli abusi e l’esistenza dei video.
Determinanti furono i sequestri dei telefoni cellulari, eseguiti il 18 ottobre 2024, dai quali emersero filmati e audio ritenuti inequivocabili. Da quei materiali si sarebbe chiarito anche il coinvolgimento della seconda vittima.
Tra le frasi proferite dal branco: “Senti a me, ora conto fino a 3 e se non fai quello che ti ho detto, prendo una pietra. Ora fai… sennò non ve ne usciti oggi da qua. I patti erano che… Digli che lo deve… altrimenti prende mazzate, dobbiamo usare la frusta” (punti sospensivi sostituiscono le pretese non pubblicabili).
La Gazzetta del Mezzogiorno riferisce inoltre di pressioni e minacce successive alla denuncia. Una delle parti offese arrivò inizialmente a rimettere la querela, sostenendo di aver mentito e di essere stata consenziente. Una versione giudicata non credibile dagli inquirenti, proprio alla luce dei video, in cui la vittima appare piangere e subire violenze. In seguito, davanti al pm, l’uomo ammise di aver ritrattato per paura, spiegando di essere stato minacciato di morte insieme ai propri familiari.
I quattro imputati, attualmente ai domiciliari dopo l’arresto avvenuto tra il 31 ottobre e il 10 dicembre 2024, si sono sempre dichiarati innocenti. La difesa ha annunciato ricorso in appello, sostenendo che non vi sarebbero state minacce e che i rapporti sarebbero stati consensuali, chiedendo in subordine una riduzione delle pene anche alla luce dei risarcimenti versati alle vittime.











