Foggia si è svegliata con una notizia che nessuno avrebbe voluto ascoltare. Paky, otto anni, se n’è andato il 25 novembre, portato via da una malattia feroce che non ha lasciato scampo. La sua città, che lo aveva conosciuto e amato, è rimasta sospesa, incapace di trovare parole abbastanza forti per contenere un dolore così grande. Le strade, i messaggi, gli sguardi: tutto racconta la stessa cosa, un lutto condiviso.
Il nome di Paky, il suo volto pieno di vita, sono arrivati anche lontano, fino a Marsiglia. Poco dopo la vittoria dell’Olympique contro il Newcastle, Roberto De Zerbi – ex Foggia, oggi tecnico del club francese – ha saputo della sua morte. Si è seduto davanti ai giornalisti e, prima di qualsiasi analisi calcistica, ha voluto iniziare da lui. Una dedica semplice, asciutta, profondamente sentita. Niente enfasi, solo la verità di un legame.
De Zerbi ha ricordato anche una foto con il piccolo Paky, scattata tempo fa: il bambino indossava la maglietta dell’OM. Un dettaglio che quella sera è tornato alla mente con forza, come un segno. Nel rumore del Vélodrome, il pensiero del tecnico ha fatto ritorno a Foggia, la città che lo ha scelto come cittadino onorario e che lui porta con sé in ogni tappa del suo percorso. Il suo gesto è diventato un abbraccio simbolico alla famiglia di Paky e alla comunità foggiana.
Il cordoglio della città
Anche il Comune di Foggia ha espresso il proprio dolore in una nota ufficiale: “Il piccolo Paky è una perdita che colpisce profondamente tutta la nostra comunità”. Il bambino era conosciuto anche per il suo impegno da giovane testimonial Avis nelle scuole, dove aveva contribuito a diffondere il valore della donazione e della solidarietà tra i più piccoli. Un messaggio che oggi assume un significato ancora più forte.
“Foggia si stringe alla sua famiglia in questo momento di grande dolore”, conclude la nota, raccogliendo l’abbraccio di una città intera che si riconosce nella fragilità e nella forza di questo lutto condiviso.










