È ufficialmente terminata, dopo appena 17 mesi, l’amministrazione comunale guidata da Filippo Barbano a San Giovanni Rotondo. La caduta è arrivata con le firme congiunte di nove consiglieri comunali che hanno sancito la fine anticipata della legislatura, interrompendo di fatto un’esperienza amministrativa che Fratelli d’Italia definisce “un fallimento annunciato”.
La critica politica: “Improvvisazione al posto della competenza”
Secondo la sezione cittadina di Fratelli d’Italia, non si tratterebbe solo della crisi di un’amministrazione, ma della fine dell’idea che “lo slogan possa sostituire la capacità”. Il movimento guidato da Barbano, sostenuto inizialmente anche dal leader nazionale Giuseppe Conte, viene accusato di aver mostrato sin da subito una linea amministrativa “oscillante, fragile, guidata dalla tattica e non da una visione”.
Il partito sottolinea come i 17 mesi appena conclusi abbiano aggravato una città già fragile, lasciandola “senza guida, senza strategia e senza responsabilità”, con progetti bloccati, settori amministrativi in difficoltà e servizi paralizzati.
Il caso politico: l’ingresso di due consiglieri di opposizione
Nel comunicato diffuso il 26 novembre, Fratelli d’Italia punta il dito anche contro quella che definisce “un’indegna manovra di palazzo”: l’ingresso in maggioranza di due consiglieri provenienti dall’opposizione, subentrati dopo l’uscita di alcuni membri della coalizione iniziale. Una scelta giudicata “deplorevole”, dettata – secondo la nota – “solo dalla volontà di mantenere le poltrone, non certo di risollevare la città”.
“Una città paralizzata, svuotata, depressa”
La forza politica parla di segni evidenti del fallimento amministrativo: progetti insabbiati, uffici al collasso, settori strategici senza guida, fino a una città descritta come “sospesa, in un limbo”, incapace di affrontare emergenze quotidiane.
“Questa amministrazione – scrive FdI – non ha retto nemmeno il tempo minimo per dimostrare di saper governare”.
“Ora serve una rivoluzione vera”
Secondo Fratelli d’Italia, San Giovanni Rotondo non può più essere “un laboratorio di dilettantismo politico”. La città, sostengono, ha ora bisogno di una guida “forte, autorevole e competente”, capace di riportare stabilità e di ricostruire quanto sarebbe stato “demolito” in questi 17 mesi.
Il comunicato si chiude con una dichiarazione di impegno: “Noi scegliamo la strada della responsabilità e della serietà. Se San Giovanni Rotondo vuole rinascere, deve rompere definitivamente con ciò che l’ha trascinata nel baratro”.













