Un’ecatombe di automobili. È l’immagine forte e drammatica che emerge dal racconto del consigliere comunale di Manfredonia Giuseppe Marasco, fondatore di Civilis Confederazione Europea e comandante del corpo degli ispettori ambientali volontari. Un problema che Marasco denuncia da anni: un sistema criminale organizzato, capace di rubare, smontare, cannibalizzare e poi incendiare automezzi di ogni tipo, disseminando le campagne del Foggiano di relitti corrosi dal fuoco.
L’entroterra foggiano trasformato in un cimitero di auto
Il fenomeno, come racconta Marasco in un suo recente intervento, ha assunto dimensioni impressionanti. Carcasse di autovetture rubate, spogliate di ogni componente meccanica utile e poi date alle fiamme per cancellare le tracce, riemergono ovunque: nelle campagne intorno a Borgo Mezzanone, sulla ex pista aeroportuale, lungo i torrenti Carapelle e Cervaro, fino al bacino di Occhito. Luoghi difficili da raggiungere, nascosti tra la vegetazione, scelti proprio per sfuggire ai controlli.
A rendere ancora più inquietante il quadro è la professionalità dei ladri d’auto: “Non c’è tipo di macchina o antifurto che tenga”, racconta Marasco. Una filiera parallela di ricambi che alimenta un mercato nero florido, radicato e pienamente strutturato.
Marasco: anni di denunce, scoperte e interventi sul territorio
Le cronache locali e nazionali hanno più volte documentato le scoperte di Marasco, che negli anni ha individuato decine di depositi abusivi, denunciando ogni volta il tutto alle forze dell’ordine. Operazioni che hanno permesso il recupero e la rimozione di centinaia di relitti.
L’ultima segnalazione, in ordine di tempo, riguarda il torrente Carapelle: oltre settanta carcasse recuperate e rimosse dopo tre interventi consecutivi con escavatori e gru. Alcune auto erano talmente inglobate nella vegetazione da essere diventate un tutt’uno con il letto del torrente. In un caso, racconta Marasco, da una carcassa era cresciuto persino un albero.
Un’operazione spettacolare, ripresa dai media nazionali, che ha riportato alla luce un’emergenza ambientale e criminale mai davvero sopita.

“Inquinamento devastante, servono interventi strutturali”
Per Marasco, il punto più grave non è solo il furto in sé, ma il danno prolungato agli ecosistemi: “L’aspetto più grave e raccapricciante è il danno continuato all’ordine naturale dei luoghi”, dichiara. Torrenti, campagne, aree isolate vengono trasformati in discariche di metallo, plastica e residui di combustione, con un impatto devastante sull’ambiente.
E avverte: l’impegno delle forze dell’ordine non basta. Il fenomeno è profondamente radicato, “incancrenito”, e richiede strumenti nuovi, interventi strutturali, tecnologie di controllo e una presenza costante sul territorio.
L’appello è chiaro: difendere ambiente e legalità significa colpire una filiera criminale che colpisce l’economia, il paesaggio e la sicurezza del territorio. La Capitanata, conclude Marasco, merita un riscatto che passi anche dalla tutela dei suoi spazi naturali, troppo a lungo violati da un sistema che sembra non conoscere tregua.











