La morte di Natasha Pugliese, la giovane cerignolana deceduta il 4 settembre 2024 durante un intervento d’urgenza agli Ospedali Riuniti di Foggia, non sarebbe stata determinata da errori medici individuali. È quanto emerge dalla relazione di 183 pagine firmata dai consulenti incaricati dal pm Paola De Martino, un documento dettagliato che – come riportato da “La Gazzetta del Mezzogiorno” – esclude responsabilità personali dei sanitari, ma mette in luce criticità di carattere organizzativo all’interno della struttura ospedaliera.
La perizia: “Nessun errore umano, decisiva l’insufficienza respiratoria”
Secondo i professori Vittorio Fineschi, Monica Rocco ed Erino Rendina, la ventiduenne morì per una “progressiva insufficienza polmonare respiratoria con edema polmonare terminale”. I consulenti parlano di un “inane tentativo” di risolvere tre stenosi tracheali attraverso un intervento d’urgenza, tentativo reso necessario dal peggioramento drastico registrato negli ultimi giorni.
Il quadro clinico, spiegano, sembrava sotto controllo fino alla fine di agosto. Poi, dal 30 in poi, la situazione precipitò in 72-96 ore senza segnali che facessero presagire un peggioramento così rapido. Anche l’ipotesi di un trasferimento al Sant’Andrea di Roma fu considerata, ma non realizzata, poiché fino a quel momento i sanitari ritenevano gestibile la situazione a Foggia.
La conclusione dei consulenti è netta: “Non è rilevabile errore umano che abbia inciso nel decesso, ma solo una gestione organizzativa intraospedaliera che non ha consentito di raggiungere l’esito sperato”.
Ventuno indagati: sanitari e conducente dell’auto
L’inchiesta della Procura conta 21 indagati. Venti sono medici e operatori sanitari coinvolti nelle cure e nell’intervento, notificati con informazione di garanzia per consentire loro di nominare consulenti di parte. Il ventunesimo è il conducente dell’auto con cui Natasha si scontrò il 18 giugno 2024 a Cerignola.
Per gli esperti della procura, infatti, esiste un “indissolubile nesso causale” tra l’incidente stradale e il decesso avvenuto quasi tre mesi dopo.
Ora la difesa dei sei medici indagati si aspetta l’archiviazione convinta che la perizia scagioni pienamente i camici bianchi. Il pm dovrà ora valutare non solo la relazione dei propri consulenti, ma anche quelle prodotte dai professionisti incaricati dalle difese e dalle parti offese. Solo dopo deciderà se chiedere l’archiviazione per alcuni indagati o procedere con l’avviso di conclusione delle indagini.
L’altro fronte giudiziario: il processo ai familiari
Accanto all’inchiesta sulla morte della giovane, prosegue dal febbraio scorso il processo a carico di cinque familiari della vittima – il padre, tre fratelli e uno zio – accusati di aver aggredito i chirurghi la sera del decesso, dopo essere stati informati dell’esito dell’operazione.
Una “morte trattabile” che apre il dibattito sulla gestione sanitaria
La morte di Natasha viene definita dai consulenti come una “morte trattabile”, in cui a non funzionare sarebbe stato il complesso sistema organizzativo, non la condotta dei singoli medici. Una valutazione che apre interrogativi sul funzionamento dei reparti, sulle procedure di gestione dei casi complessi e sulla capacità di intercettare tempestivamente evoluzioni cliniche rapide.
La Procura di Foggia dovrà ora tirare le fila di un quadro complesso, mentre la famiglia della giovane cerignolana attende risposte definitive sulla tragedia che ha sconvolto la comunità.










