Una generazione che si confida più con l’Intelligenza Artificiale che con gli adulti. È il quadro inquietante che emerge dalla nuova indagine di Save The Children, presentata in vista della Giornata Mondiale dell’Infanzia e dell’Adolescenza del 20 novembre e contenuta nella XVI edizione dell’Atlante dell’Infanzia a rischio, dal titolo “Senza filtri”. Un vero spaccato sulla vita dei ragazzi italiani tra i 15 e i 19 anni, sempre più digitali, sempre più soli, sempre più esposti a rischi invisibili.
Il 42% si confida con l’IA quando è triste o ansioso
Il dato più sorprendente riguarda proprio il rapporto tra adolescenti e strumenti di intelligenza artificiale: il 41,8% dei ragazzi ricorre all’IA quando è in crisi, si sente solo o vive momenti di tristezza. Il 42% la usa per chiedere consigli su scelte importanti legate ai sentimenti, alla scuola o al lavoro.
Una scelta motivata, spiegano i giovani, dal fatto che l’IA “non giudica, ascolta ed è sempre disponibile”. Una fedeltà che gli adulti faticano a comprendere: il 92% degli adolescenti utilizza strumenti di IA, contro appena il 46,7% degli adulti.
I ragazzi parlano più volentieri con l’IA che con una persona reale
Tra coloro che la utilizzano, il 63,5% trova più soddisfacente confrontarsi con l’IA che con un interlocutore umano. Quasi un ragazzo su due la considera fondamentale nella propria quotidianità e il 47% crede che usarla di più migliorerebbe il proprio benessere personale.
Un paradosso, se si considera che otto adolescenti su dieci dichiarano comunque di avere un buon rapporto con amici e genitori.
Benessere psicologico in caduta libera
Il quadro che emerge è però allarmante: solo il 49,6% dei ragazzi mostra un buon livello di benessere psicologico; i maschi stanno molto meglio delle femmine: 66% contro 34%; il 9% si è isolato volontariamente per problemi psicologici; il 12% ha utilizzato psicofarmaci senza prescrizione.
A cui si aggiunge la dipendenza dal cellulare: il 38% lo guarda continuamente anche in presenza di amici o parenti, il 27% diventa nervoso se non lo ha con sé, più di uno su 8 è considerato “iperconnesso”.
Il deserto culturale: niente musei, niente libri, poco sport
Gli adolescenti italiani stanno diventando anche più sedentari e culturalmente poveri: un ragazzo su due non ha visitato musei o mostre in tutto il 2024, percentuale che supera il 60% nel Mezzogiorno; il 21% non è mai andato al cinema; il 46% non legge libri che non siano scolastici; il 18% non fa alcuna attività fisica (29% al Sud). Un quadro che riduce occasioni di crescita, socialità e scoperta, aggravando le fragilità già presenti.
Save The Children: “Serve un nuovo patto educativo tra generazioni”
L’organizzazione lancia un appello: è “urgente un dialogo intergenerazionale” per capire rischi e opportunità del rapporto tra giovani e IA, ridisegnando percorsi educativi e politiche pubbliche capaci di rispondere ai nuovi bisogni.
Un avvertimento che somiglia più a un campanello d’allarme: gli adolescenti non stanno sparendo nel digitale, ci stanno affogando dentro. E troppo spesso, senza che nessuno se ne accorga.













