“Assicurare analisi e prestazioni nel weekend e fino alle 23 con aperture straordinarie”. È questa la ricetta “rivoluzionaria” per ridurre le liste d’attesa del candidato di centrosinistra alle prossime Regionali, Antonio Decaro. Niente di nuovo sotto il sole. Anzi. Basta fare un salto indietro di 12 anni. Siamo nel pieno del Vendola bis (lo stesso ex governatore prima dichiarato ‘incandidabile’ dall’europarlamentare assieme a Michele Emiliano, poi candidato di punta in Avs, con tanto di abbraccio pubblico sul palco), dicembre 2013, la notizia arriva sui giornali nazionali: “Puglia, Tac e radiografie anche di notte: ‘Così abbatteremo le liste d’attesa’”.
In una delibera di Giunta fu inserita “la soluzione magica”, mutuata dal provvedimento varato qualche mese prima dalla Regione Veneto guidata da Luca Zaia: macchinari accesi fino alle 24 e anche di domenica. “Secondo la Regione – scrisse Il Fatto Quotidiano – la spesa aggiuntiva sarà di 11 milioni e 700mila euro”. La sperimentazione sarebbe partita a gennaio 2014. “Nello specifico le radiologie saranno aperte dalle 8 alle 24 dal lunedì al venerdì e dalle 8 alle 20 il sabato e la domenica. I pazienti già in attesa di prenotazione saranno contattati per essere inseriti nelle nuove fasce orarie. Quelle notturne, in particolare, saranno la corsia ‘preferenziale’ di chi ha un’attesa che supera i due mesi. Si procederà in rigoroso ordine cronologico per non scontentare nessuno”. L’atto fu proposto dalla pasionaria cerignolana Elena Gentile, allora assessore alla Sanità e oggi candidata con Decaro, e passò come una vera e propria “rivoluzione radiologica”. Qualcuno ricorderà proprio i blitz della pediatra negli ospedali, di notte, per controllare che le attrezzature fossero in funzione e i medici operativi.
In conferenza stampa Nichi Vendola profferì parole che sembravano definitive: “La delibera sull’abbattimento delle liste d’attesa è la più strategica di questa fase di riqualificazione del sistema sanitario pugliese. Non è possibile immaginare che le grandi macchine per la diagnostica lavorino poche ore al giorno e che invece si allunghino le liste dei cittadini che hanno diritto di sapere se hanno una malattia oppure no. È per noi un impegno forte che di giorno in giorno rilanceremo cogliendo tutti gli elementi del sistema sanitario che meritano di essere bombardati da una guerra di cambiamento. Bisogna voltare pagina. Ci stiamo provando con tutte le nostre forze”.
Decaro nei giorni scorsi ha promesso di risolvere il problema più sentito dai pugliesi, quello delle liste d’attesa. Come? Promettendo come primo atto quello della “rivoluzione radiologica” di Gentile-Vendola? “Il primo problema — ha spiegato Decaro in un video nel corso di questa campagna elettorale — sono le liste d’attesa. Per ridurle dobbiamo provare a non intasare gli ospedali puntando su: ospedali di comunità e Case di comunità, dove medici di famiglia e specialisti lavorano insieme; investire in programmi di telemedicina e utilizzare nuove tecnologie a servizio di una migliore organizzazione della richiesta e dell’offerta di visite ed esami diagnostici; avviare il centro unico di prenotazione su base regionale, per mettere in rete le disponibilità e i servizi presenti e disponibili in tutta la Puglia, non solo nella propria provincia”.
“Ancora – aggiunge Decaro nel video spot – dobbiamo e possiamo ridurre le prescrizioni inappropriate: il 40% delle Tac e delle risonanze che vengono prescritte non sono indispensabili né utili. Dobbiamo avviare controlli più serrati sul rispetto delle linee guida per le prescrizioni e lavorare subito per un piano che possa da subito attivare aperture straordinarie delle strutture sanitarie anche la sera e nei weekend. Queste sono proposte concrete, a cui possiamo lavorare da subito, sapendo che i problemi non spariranno da un giorno all’altro né possiamo promettere di risolvere tutto in cinque anni. Nel frattempo ci auguriamo che il Governo adegui la spesa sanitaria per le regioni del Sud a quella del Nord”.
Per chiudere il cerchio, bisognerebbe sottolineare che alcuni altri passaggi tanto attesi per la “rivoluzione” sono già stati inseriti, nell’estate del 2024, dal Governo Meloni nella legge sulle liste d’attesa. “Tra le iniziative chiave previste dal testo – è riportato nella nota ufficiale di Palazzo Chigi -, l’istituzione di un Cup unico regionale o intraregionale e l’implementazione, presso l’Agenas, di una piattaforma nazionale per le liste d’attesa, per monitorare i tempi di erogazione delle prestazioni. Le prestazioni andranno garantite anche coinvolgendo centri accreditati o convenzionati e le visite diagnostiche e specialistiche verranno estese nel weekend, con la possibilità anche di un ampliamento delle fasce orarie delle prestazioni. Infine, è prevista una flat tax al 15% delle prestazioni orarie aggiuntive dei professionisti sanitari impegnati nella riduzione delle liste d’attesa”. Insomma, da sinistra a destra finora la “soluzione” è stata più volte annunciata. Con risultati non proprio entusiasmanti.












