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Home - Milioni spesi per salvare Ippocampo, ma i lavori non funzionano: due tecnici a giudizio davanti alla Corte dei conti

Milioni spesi per salvare Ippocampo, ma i lavori non funzionano: due tecnici a giudizio davanti alla Corte dei conti

La magistratura contabile punta il dito contro varianti, omissioni e pagamenti quasi totali per opere mai collaudate. Nel mirino anche l’impresa dell’ex sindaco Rotice

Di Redazione
16 Novembre 2025
in Cronaca, Manfredonia
Ippocampo

Ippocampo

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La storia degli interventi contro le inondazioni nel villaggio Ippocampo torna al centro dell’attenzione pubblica grazie a un nuovo atto della Corte dei conti. Come riportato dalla “Gazzetta del Mezzogiorno”, il procuratore regionale Carmela De Gennaro e il sostituto procuratore generale Fernando Gallone hanno firmato un atto di citazione nei confronti di due tecnici del Comune di Manfredonia, chiamati a rispondere del danno erariale legato a un’opera costata 2,2 milioni di euro, pagata quasi integralmente, ma mai completata né collaudata.

Secondo la magistratura contabile, il Rup Giuseppe Di Tullo, 66 anni, ed il direttore dei lavori Gioacchino Angarano, 54 anni, avrebbero omesso di tutelare gli interessi del Comune per salvaguardare quelli delle imprese appaltatrici. Tra queste figurava anche una società riconducibile a Gianni Rotice, che è stato sindaco di Manfredonia dal 2021 al 2023.

L’indagine della Corte dei conti parte da un esposto presentato da alcuni proprietari di case nel villaggio Ippocampo, ancora oggi soggetto a pesanti allagamenti nonostante i lavori avviati nel 2015. Nel 2017 l’appalto viene affidato per oltre 2,11 milioni a un’ATI composta dalla CCC e dalla “Gianni Rotice Srl”. Il progetto prevedeva una nuova duna artificiale e gabbionate metalliche per contenere l’acqua.
Poi, una perizia di variante elimina proprio le gabbionate, nonostante i dubbi sollevati da più enti e dal Politecnico di Bari.

Per la Corte dei conti, quella modifica “non garantiva più la finalità dell’opera” e i due tecnici avrebbero dovuto bloccare le imprese e chiedere i danni. Invece, a dicembre 2022 – con Rotice sindaco – l’impresa dell’ex primo cittadino recede dall’ATI. Nel 2023 il Comune rescinde l’appalto sostenendo ritardi autorizzativi, una tesi definita “incongrua” dalla Procura erariale, che sottolinea come il via libera regionale fosse arrivato da tempo e avesse certificato l’inadeguatezza delle varianti.

Nonostante tutto, il Comune avrebbe già pagato il 98% dell’importo totale, pur in assenza del completamento dei lavori e senza garanzia sull’efficacia dell’intervento contro le inondazioni.

Nell’atto di citazione la Corte dei conti è netta: gli ingegneri avrebbero dovuto agire per tutelare l’ente comunale, anche se ciò avrebbe comportato un danno per l’appaltatore. Un appaltatore che, nel frattempo, aveva assunto un ruolo istituzionale: Rotice era passato da costruttore a sindaco, seppur il suo mandato si sia poi concluso nel 2023.

Il processo davanti alla sezione giurisdizionale della Corte dei conti è fissato per il 18 febbraio. Intanto, uno dei due tecnici, Di Tullo, risulta coinvolto anche nell’inchiesta della Procura di Foggia sull’appalto della pubblica illuminazione.

Un nuovo capitolo, dunque, in una vicenda che a Ippocampo i residenti conoscono bene: lavori iniziati, pagati e mai davvero risolutivi. E che solo l’intervento della Corte dei conti, ancora una volta, porta alla luce.

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Tags: appaltiCorte dei ContiinchiestaIppocampolavori pubbliciManfredoniaregione pugliaRotice
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