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Home - “Mi dissero che sarei morto”: la testimonianza choc del responsabile Ase aggredito dai Fatone

“Mi dissero che sarei morto”: la testimonianza choc del responsabile Ase aggredito dai Fatone

"Giù le mani", Domenico Manzella ricostruisce in aula il pestaggio subito nel 2022 a Manfredonia: “Ho vissuto mesi di paura”

Di Francesco Pesante
12 Novembre 2025
in Cronaca, Manfredonia
ASE; nei riquadri, Fatone e Manzella col volto tumefatto

ASE; nei riquadri, Fatone e Manzella col volto tumefatto

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Fu un’aggressione violenta e vigliacca, con colpi inferti anche dalle spalle. Questa, in sintesi, la ricostruzione choc di Domenico Manzella, responsabile del personale di Ase, l’azienda ecologica dei rifiuti di Manfredonia. L’uomo è stato sentito nel processo “Giù le mani” in un’udienza infuocata con numerosi momenti di tensione tra accusa, difesa e collegio giudicante.

Tra gli imputati figurano Michele Fatone e suo figlio Raffaele, detti “i Racastill”, ex dipendenti della società. Le accuse svariano dalle lesioni personali fino al peculato: Michele Fatone avrebbe utilizzato i mezzi di Ase per fini personali mentre con il figlio avrebbe riempito di botte Manzella nella prima mattina del 2 luglio 2022. I Fatone avrebbero accerchiato il collega per poi picchiarlo selvaggiamente a scopo ritorsivo.

“Sono entrato in Ase tramite concorso negli anni ’80, inizialmente facevo il netturbino, oggi vigilo su cento persone, faccio il responsabile del personale – il racconto di Manzella -. Raffaele Fatone girava il paese e raccoglieva cassette da ogni fruttivendolo, non faceva servizi compatibili con quelli degli altri. Il padre Michele credeva che l’azienda fosse sua, era ovunque e metteva bocca su ogni questione, passò da fare il muratore al vigilatore. Poi andò in escandescenze quando il presidente diede a me l’incarico di gestire il personale mentre lui fu demansionato. I dipendenti avevano paura di Fatone, almeno cinque di loro (indicando anche i nomi, ndr) sono stati maltrattati”.

Poi sull’aggressione avvenuta a luglio 2022: “Michele Fatone mi disse che sarei morto se non avessi cambiato i turni al figlio Raffaele. Subito dopo l’accaduto dissi ad un mio collega: ‘Sono stati i due balordi, padre e figlio’. Ho avuto attacchi di panico, prendevo alcuni medicinali. Non ho lavorato per molto tempo. La notte mi sveglio alle 3 e non riesco più a dormire”. La parte offesa ha anche mostrato le immagini del volto tumefatto, foto pubblicate dalla stampa dopo la denuncia presentata dal teste ai carabinieri.

Furono anni difficili quelli di Ase, soprattutto durante l’amministrazione guidata dal manager Raphael Rossi, quest’ultimo minacciato, come emerso dalle carte dell’inchiesta, proprio da Michele Fatone per via del demansionamento. A Rossi fu anche recapitata una busta con proiettili, episodio su cui non è ancora stata fatta chiarezza. Molte delle vicende riguardanti l’azienda dei rifiuti confluirono nella lunga relazione di scioglimento per mafia del Comune di Manfredonia nel 2019. I commissari prefettizi citarono a più riprese i Fatone collocandoli nel contesto criminale locale.

Intanto, la diatriba Manzella-Fatone prosegue anche lontano dalle aule della sezione penale: “Ho chiesto 365mila euro di risarcimento danni, ho già avviato un giudizio civile”, ha rivelato il teste.

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Tags: AggressioneAseDomenico ManzellalesioniManfredoniamichele fatonepeculatoprocessoRaffaele FatoneRaphael RossiTribunale di Foggia
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