Nuova udienza, nuovi dettagli nel processo sulle presunte tangenti a Palazzo di Città, in corso dinanzi al Tribunale di Foggia dal marzo 2023. Tra i quattordici imputati figurano, tra gli altri, l’ex sindaco Franco Landella, l’ex presidente del consiglio comunale Leonardo Iaccarino e l’ex consigliere Antonio Capotosto, gli ultimi due accusati di tentata induzione indebita a dare o promettere utilità, mentre a Iaccarino viene contestato anche il peculato.
La presunta mazzetta da 20mila euro
Nel corso dell’udienza si è tornati a parlare della presunta richiesta di una tangente da 20mila euro all’imprenditore Michele D’Alba, per ottenere il riconoscimento di un debito fuori bilancio relativo alla cooperativa “San Giovanni di Dio”, presieduta all’epoca dal genero di D’Alba, Raffaele De Nittis — entrambi estranei alla vicenda giudiziaria.
A raccontare i fatti è stato il teste d’accusa Nicola Disilluso, imprenditore foggiano, amico e socio di D’Alba. Ha ricostruito un episodio avvenuto nel dicembre 2020: “Eravamo in ufficio – ha spiegato – quando D’Alba ricevette una telefonata da Capotosto che gli chiese di incontrarlo. Tornò furioso, dicendo che ‘vogliono un caffè’, riferendosi a Iaccarino e Capotosto”. Quel “caffè”, ha aggiunto, “sottintendeva una richiesta di denaro”.
Disilluso tentò di mediare, chiamò Iaccarino e organizzò un incontro a tre. “D’Alba si lamentò del comportamento di Capotosto, ma Iaccarino disse di non saperne nulla. Poco dopo arrivò Capotosto, e i tre parlarono da soli. D’Alba poi mi disse di averli avvertiti che li avrebbe denunciati”, ha dichiarato in aula l’imprenditore, confermando sostanzialmente quanto già riferito ai pm Enrico Infante e Roberta Bray nel 2021.
Peculato e spese private: la parola al funzionario Manca
L’udienza ha affrontato anche l’altro fronte dell’inchiesta: le presunte spese personali effettuate da Iaccarino con fondi comunali. A riferirne è stato il dirigente dell’ufficio economato Michele Manca, che ha parlato dei rapporti difficili con l’allora presidente del consiglio. “I problemi nascevano quando gli veniva negato un rimborso o un’autorizzazione di spesa – ha raccontato –. In quelle occasioni diventava arrogante, ribadiva di essere il presidente del consiglio e sosteneva di non aver bisogno di autorizzazioni”.
Il funzionario ha spiegato che il budget annuale per la gestione dell’ufficio di presidenza era di circa 30mila euro, utilizzato per acquisti presso fornitori di cancelleria, informatica, ferramenta e vivai. “Alcune spese erano regolari, altre non autorizzate. Quando i commercianti mi segnalavano richieste anomale, li invitavo a non assecondarlo e a fargli pagare la merce”.
Tra gli episodi citati anche quello, divenuto emblematico, dei libri di Harry Potter acquistati a spese del Comune. “Quando lessi la notizia sui giornali – ha detto Manca – chiamai il titolare del negozio, che mi confermò di aver venduto i volumi a Iaccarino ma di averci rimesso personalmente”.
Prossima udienza il 19 novembre
Il controinterrogatorio dei testimoni proseguirà nella prossima udienza, fissata per il 19 novembre, quando lo stesso Leonardo Iaccarino dovrebbe rilasciare dichiarazioni spontanee per chiarire la propria posizione. L’inchiesta, che coinvolge ex amministratori e funzionari del Comune di Foggia, continua a ricostruire un intreccio di rapporti e presunte pressioni attorno agli appalti e alle spese pubbliche di Palazzo di Città.










