Sette anni di dolore, di attesa e di giustizia ancora incompiuta. Così la famiglia di Donato Monopoli, il giovane di Cerignola morto dopo sette mesi di agonia in seguito a un pestaggio avvenuto nella notte del 6 ottobre 2018 in una discoteca di Foggia, ricorda oggi quel dramma che ha segnato per sempre la loro vita.
Nel nuovo messaggio pubblicato sulla pagina “Giustizia per Donato”, i genitori ripercorrono gli anni trascorsi dalla tragedia e la lunga battaglia giudiziaria che li vede ancora impegnati. “Chi l’avrebbe immaginato che sette anni fa sarebbe stata l’ultima volta che i nostri occhi si sarebbero incrociati, l’ultima volta che ho ascoltato la tua voce”, scrivono, ricordando quella notte in cui il loro figlio fu aggredito “per futili motivi” e picchiato brutalmente.
“Sette anni di dolore e processi, ma non c’è ancora giustizia”
Dopo sette mesi di coma, Donato non ce l’ha fatta. Da allora i genitori hanno seguito passo dopo passo un percorso giudiziario doloroso e complesso. “Abbiamo assistito a un processo in cui è stato concesso il rito abbreviato per un reato gravissimo: omicidio volontario — si legge nel post —. Poi, in appello, la verità è stata riscritta: derubricato in omicidio preterintenzionale. E con questo, una pena ridotta. Uno schiaffo alla nostra sofferenza”.
Ora la Cassazione ha disposto un nuovo processo, riaprendo ferite mai chiuse. “Pensavamo di essere giunti alla fine di questo strazio — scrivono i genitori — e invece si deve rifare tutto da capo. Come se sette anni non fossero bastati”.
“Non chiediamo vendetta, ma rispetto e pene certe”
Nel lungo messaggio, la famiglia denuncia un sistema che “spesso tutela più chi commette un reato che le vittime”. “A noi non resta che il vuoto — si legge —. A chi ha tolto la vita restano i benefici, gli sconti di pena, le scorciatoie. Noi vogliamo giustizia. Quella vera. Non chiediamo vendetta. Chiediamo rispetto. Pene certe, severe, senza sconti”.
Alla sbarra restano ancora i due giovani foggiani imputati, Michele Verderosa e Francesco Stallone, accusati di aver aggredito Donato quella notte del 2018.
Una vicenda che, a distanza di sette anni, continua a scuotere la comunità di Cerignola e di tutta la Capitanata, simbolo di una battaglia per la verità e la dignità delle vittime di violenza.











