A fine agosto scorso due anziani manfredoniani ebbero la sfortuna di trovarsi seduti su una panchina della villa comunale nell’istante in cui un grosso ramo si staccò dall’albero che li sovrastava e li investì rovinosamente tanto che non sopravvissero alle ferite riportate. A ricordo di quel malaugurato quanto imprevedibile evento, l’amministrazione comunale ha posto una targa a memoria di quella tragica situazione, sulla panchina ricostruita, con una significativa cerimonia. Un doveroso ricordo di un luttuoso episodio che ha impressionato l’opinione pubblica, un pietoso simbolo della memoria collettiva di una città sensibile alle avversità che la vita riserva.
“Nessun segno è mai stato posto a ricordo della più grave tragedia abbattutasi sulla città provocando vittime e danni ingentissimi” segnalano dei cittadini richiamandosi alla terribile alluvione che si abbatté sulla città in maniera devastante nel luglio 1972. Potenti ondate d’acqua alimentate dalle abbondanti piogge, discese dalle falde del Gargano, invasero la città. I quartieri più colpiti furono quelli del centro città: la rottura degli argini di un fossato adibito a discarica produsse una violenta ondata d’acqua e fango che investì rapidamente l’abitato. Le conseguenze più gravi si registrarono nelle vie Tribuna, Angioini, Veneziani, Tasso, Petrarca, fino a viale Beccarini. Furono travolte case, automobili e persone. Coinvolti anche il rione Croce, Piazza Marconi, lo stesso Lungomare Nazario Sauro.
Una tragedia immane che causò ben quattro vittime, di cui tre bambini, sorpresi dalla furia di acqua e fango in un basso di Via Tribuna, dirimpetto alla chiesa di santa Maria delle Grazie, venti feriti e alcune centinaia di case danneggiate. Centinaia altresì le automobili trascinate dalla violenza delle acque e ammucchiate nei vicoli. Terrificante l’immagine della catasta di automobili creatasi al Pertusio del Monaco di Corso Manfredi.
Un evento pauroso che superò qualsiasi altra calamità del genere che pure si erano abbattute sulla città sin dagli Anni cinquanta. La tragedia segnò profondamente la comunità rimasta drammaticamente colpita da un evento così tragico della storia di Manfredonia che richiamò l’attenzione della politica istituzionale tanto che la Camera dei deputati discusse e approvò provvedimenti urgenti per fronteggiare i danni causati dalla funesta sciagura e per superare i ritardi storici nell’attuazione di opere di sistemazione idrogeologica e difesa del suolo già inutilmente segnalati negli anni precedenti.
Decisivo nell’accelerare gli interventi, fu anche la presenza dello stabilimento Anic: la prospettiva di eventuali altre alluvioni avrebbero potuto danneggiare quella nascente attività industriale. Fu pertanto progettata e costruita una rete di canalizzazioni che imbrigliavano le acque di pioggia che si formavano lungo le pendici del Gargano. Un intervento provvidenziale che ha salvato Manfredonia dal ripetersi di sciagure come quella del 1972. Nel corso degli anni successivi si sono avute forti piogge le cui masse d’acqua sono state captate dai canali che dalla montagna le hanno portate fin nel mare senza che la città se ne accorgesse.
Rimane il ricordo storico amaro e cocente, di quell’evento disastroso e soprattutto di quelle quattro vittime sacrificate sull’altare dell’indolenza umana per non aver provveduto per tempo a fronteggiare un evento naturale incombente. In oltre mezzo secolo (53 anni) da quel disastro, Manfredonia non ha pensato di ricordare l’olocausto di quei quattro concittadini con un segno di doverosa e al tempo stesso ammonitrice memoria.













