L’invasione di olio extracomunitario minaccia i produttori italiani. A lanciare l’allarme è Coldiretti Puglia, che denuncia un incremento del 39,4% delle esportazioni tunisine di olio d’oliva nei primi dieci mesi della stagione 2024/2025, con l’Italia in cima alla lista degli importatori con una quota del 26,8%. Una situazione che, secondo l’organizzazione, alimenta il rischio di frodi ai danni dei consumatori e mette all’angolo le produzioni nazionali.
Prezzi stracciati e calo dei ricavi
Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio nazionale tunisino dell’agricoltura (Ongri), la Tunisia ha esportato 252,7 mila tonnellate di olio d’oliva nei primi dieci mesi della stagione in corso, contro le 181,3 mila dello stesso periodo dell’anno precedente. Un aumento dei volumi che, tuttavia, si accompagna a un crollo dei ricavi del 29,5%.
Il prezzo medio all’esportazione, ad agosto 2025, è oscillato tra 7,57 dinari al kg (2,29 euro) e 17,22 dinari al kg (5,22 euro), valori che rendono l’olio tunisino estremamente competitivo rispetto al prodotto italiano. La gran parte delle esportazioni, pari all’85,3%, riguarda olio sfuso, considerato da Coldiretti un ulteriore elemento di rischio per possibili manipolazioni e speculazioni di mercato.
Speculazioni e rischio frodi
“L’obiettivo di chi acquista olio straniero è realizzare margini sempre più alti di profitto tramite speculazioni – denuncia Coldiretti Puglia – inondando i mercati di prodotto di bassa qualità e danneggiando i produttori nazionali”. Un fenomeno che accresce il pericolo di frodi a danno dei consumatori, contro cui si sono intensificati i controlli delle forze dell’ordine, del Masaf e dell’Icqrf.
Il nuovo decreto sulle consegne
La prossima campagna olearia in Puglia si aprirà con una novità destinata a cambiare le regole del settore. Un decreto, fortemente sostenuto da Coldiretti e Unaprol, impone il limite di sei ore per la registrazione della consegna delle olive. Una misura considerata fondamentale per bloccare i flussi fittizi di “falso prodotto” e per garantire trasparenza nella filiera.
“Con questo decreto si chiude definitivamente l’epoca delle olive senza nome e senza provenienza – sottolinea David Granieri, vicepresidente nazionale di Coldiretti e presidente di Unaprol –. Si apre una nuova fase fondata sulla responsabilità e sulla valorizzazione del prodotto italiano. Ma l’aumento della produzione non deve far dimenticare l’urgenza di investimenti in infrastrutture, ricerca e innovazione”.
Il futuro del comparto olivicolo
Granieri richiama la necessità di piani di sviluppo capaci di rendere resiliente il comparto di fronte alle sfide climatiche. “L’obiettivo – conclude – resta quello di sostenere i produttori e rafforzare la posizione di eccellenza dell’olio extravergine d’oliva italiano sui mercati globali”.












