La Capitanata rischia di trasformarsi in un deserto agricolo. A denunciarlo è Coldiretti Puglia, che lancia un allarme durissimo sulla scarsità d’acqua nei bacini del Foggiano: poco più di 56 milioni di metri cubi residui, una cifra insufficiente a garantire la sopravvivenza delle colture e la sostenibilità degli allevamenti.
Settembre senza piogge
L’Osservatorio ANBI sulle risorse idriche certifica che nella prima decade di settembre sulla Puglia non è caduta una sola goccia di pioggia. I bacini di Basilicata, funzionali anche al fabbisogno pugliese, hanno perso in una sola settimana quasi 9 milioni di metri cubi. Rispetto al già disastroso 2024, il deficit idrico sfiora i 27,5 milioni di metri cubi. “Siamo di fronte a una situazione da piena estate”, sottolinea Coldiretti.
Colture in ginocchio
Le conseguenze sono immediate e pesanti: i trapianti autunno-vernini, fondamentali per la produzione di ortaggi e verdure, stanno saltando, con una perdita stimata del 30% della produzione lorda vendibile. I pozzi artesiani sono in difficoltà, quelli a falda superficiale si stanno prosciugando e le aziende agricole sono costrette a ricorrere a costosa irrigazione di soccorso.
La crisi idrica colpisce anche il settore zootecnico: la scarsità di foraggio verde costringe gli allevatori a costosi acquisti di mangimi, mentre lo stress da caldo e sete ha ridotto fino al 30% la produzione di latte.
L’appello: “Servono infrastrutture”
“Le aziende non possono più reggere costi insostenibili legati all’aumento del gasolio per l’estrazione dell’acqua o per il trasporto tramite autobotti” denuncia Coldiretti, che invoca un piano strutturale. La ricetta passa per il completamento e l’ammodernamento delle infrastrutture irrigue, la manutenzione straordinaria degli impianti, la riqualificazione degli invasi, l’efficientamento delle reti e il rinnovo degli accordi interregionali per l’approvvigionamento idrico.
“Solo un autunno piovoso potrà tamponare l’emergenza – conclude Coldiretti – ma senza interventi rapidi e strutturali la Puglia rischia di vedere compromessa la sua agricoltura”.












