Nichi Vendola torna al centro del dibattito politico pugliese, a pochi mesi dalle regionali. L’ex presidente della Regione, candidato con Alleanza Verdi Sinistra, ha replicato con toni duri all’ipotesi della sua presunta incompatibilità al Consiglio regionale, legata al processo sull’ex Ilva.
“Un polverone interessato”
«Leggo con stupore su un giornale pugliese — ha dichiarato Vendola — la notizia della mia presunta incompatibilità al Consiglio regionale della mia regione. Poiché, a normativa vigente, non esiste alcun appiglio giuridico per porre la questione, allora vuol dire che c’è chi ha interesse (politico o lobbistico) ad alzare un polverone». E per spiegare la sua posizione, l’ex governatore ha rispolverato lo slogan della sua campagna del 2005: “Evidentemente, vent’anni dopo, continuo ad essere per certi ambienti di potere, di affari e di malaffare, un interlocutore inaffidabile: anzi, pericoloso”.
Il nodo giudiziario
Il caso nasce dal processo in corso a Potenza per il disastro ambientale dell’ex Ilva, dopo l’annullamento della prima sentenza di Taranto. In quell’inchiesta la Regione Puglia si è costituita parte civile. In caso di condanna definitiva, la Regione potrebbe rivalersi sullo stesso Vendola per i danni subiti. Da qui l’ipotesi di incompatibilità con lo status di consigliere regionale, qualora eletto.
Come ricorda Repubblica Bari, la Puglia non ha una legge specifica sulle incompatibilità, per cui si applicano le norme nazionali: la legge 154 del 1981 sugli enti locali e, per Province e Comuni, l’articolo 63 del Testo unico del 2000. L’incompatibilità scatterebbe solo in caso di condanna definitiva, ma il dibattito politico si è acceso sulla possibilità che il tema venga sollevato anche prima.
Precedenti e veti politici
La vicenda si intreccia con le tensioni nel centrosinistra dopo il “doppio veto” posto da Antonio Decaro contro le candidature di Michele Emiliano e dello stesso Vendola. Veto poi rientrato, almeno per quest’ultimo, vista la disponibilità a dimettersi dall’assise prima della fine della legislatura.
Non mancano i precedenti: fu lo stesso Vendola, da governatore, a predisporre la costituzione di parte civile della Regione in casi giudiziari che coinvolgevano rappresentanti istituzionali, come lo scandalo sanità che vide imputati Alberto Tedesco e lo stesso Decaro. All’epoca l’Avvocatura regionale ricordò che, in mancanza di norme locali, restava applicabile la disciplina statale degli anni ’80 che prevede la decadenza dei consiglieri in lite giudiziaria con l’ente di appartenenza.
Un caso politico-giuridico aperto
L’ipotesi di incompatibilità, sollevata a poche settimane dall’inizio della campagna elettorale, si aggiunge al già complesso quadro politico del centrosinistra pugliese. Vendola, da parte sua, liquida la questione come un attacco politico: “Un polverone senza alcun fondamento giuridico”. Ma il caso, rilanciato da Repubblica Bari, promette di restare al centro dello scontro elettorale.













