La candidatura di Nichi Vendola nelle liste di Alleanza Verdi-Sinistra per le prossime regionali in Puglia si intreccia con un nodo giuridico che rischia di pesare sull’esito della sua eventuale elezione. La Regione, infatti, si è costituita parte civile nel processo di Potenza sul presunto disastro ambientale dell’ex Ilva, procedimento in cui l’ex governatore è imputato. Una scelta che potrebbe determinare una situazione di incompatibilità, con la conseguenza estrema della decadenza dalla carica di consigliere regionale.
Secondo quanto riportato da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, da settimane è in corso un confronto sotterraneo di interpretazioni opposte. Gli uffici regionali sarebbero orientati a ritenere che la costituzione di parte civile rappresenti effettivamente una causa di incompatibilità, mentre la difesa di Vendola sostiene l’esatto contrario. “È una polemica che non ha fondamento giuridico – ha dichiarato l’avvocato Vincenzo Muscatiello, difensore dell’ex presidente –. Ci siamo posti il tema e ci siamo immediatamente rasserenati”.
La legge del 1981 e il doppio standard con gli enti locali
La questione è disciplinata dalla legge 154 del 1981, che stabilisce l’incompatibilità per chi sia “parte in un procedimento civile o amministrativo” con la Regione. Non si tratta di un ostacolo alla candidatura, ma di una situazione di conflitto da risolvere tramite un apposito procedimento amministrativo interno al Consiglio regionale. Diverso invece il quadro normativo per i Comuni: il Testo unico sugli enti locali (Tuel) esclude espressamente che la costituzione di parte civile in un processo penale possa determinare incompatibilità.
Proprio su questa distinzione si concentra la difesa di Vendola, che richiama il precedente di Raffaele Fitto, candidato e in analoga posizione cinque anni fa, senza conseguenze. Al contrario, alcune sentenze della Cassazione, seppur datate, hanno ritenuto che la costituzione di parte civile rientri nel concetto di lite pendente, aprendo la strada alla possibile decadenza.
Precedenti e giurisprudenza
In Regione Puglia non esistono precedenti diretti: l’unico caso di decadenza per incompatibilità riguarda il consigliere Marcello Rollo, nel 2013, ma per cumulo di incarichi. Più vicino alla situazione attuale è invece un precedente campano del 2003, quando un consigliere regionale fu dichiarato decaduto perché la Regione aveva intentato azione civile nei suoi confronti dopo una condanna penale.
La vicenda arrivò alla Corte costituzionale, che confermò la legittimità del doppio standard tra consiglieri comunali e regionali, sottolineando la peculiarità del ruolo dei secondi, titolari anche di poteri legislativi. La Consulta ricordò inoltre che la riforma del Titolo V ha lasciato alle Regioni la possibilità di legiferare in materia di incompatibilità, ma la Puglia, pur avendo discusso una proposta nel 2005 per escludere la costituzione di parte civile, non ha mai modificato la norma.
Un problema che rischia di esplodere dopo il voto
In questo quadro resta l’incertezza sul futuro politico di Vendola. Il tema dell’incompatibilità non ha alcun legame con la fondatezza delle accuse, che saranno valutate in sede processuale, ma riguarda la sua posizione giuridica nei confronti della Regione.
Con l’avvio della campagna elettorale, il rischio che la questione torni al centro del dibattito politico è concreto. La decisione, in caso di elezione, spetterà comunque al Consiglio regionale, chiamato ad affrontare un problema che, finora, in Puglia non si era mai posto in questi termini.













